Perks in arrivo

Quando a maggio del 2016 abbiamo iniziato la campagna di crowdfunding per portare a termine questo film credevamo di essere a pochi mesi dalla sua conclusione. Nell’anno precedente avevamo registrato le interviste a Vincent e Joseph Almudever, Antoine Piñol e Aurelio Grossi. Dovevamo solo montarle e qualche mese di lavoro ci sembrava una previsione congrua. Ma proprio mentre la campagna di crowdfunding era ancora in corso ci arriva un messaggio su facebook da una ragazza di Mantova che ci racconta la storia di Esino e Diviso Marinelli. Per un po’ abbiamo titubato, se riaprire il film per intervistare un volontario dell’altra parte. Poi, proprio in quei giorni, parlando con lo storico Leonardo D’Alessandro che aveva in corso di pubblicazione sulla Guadalajara, veniamo a scoprire dell’esistenza di alcune lettere scambiate da Esino con sua madre. Ci è sembrato quasi un segno del destino. Quella storia voleva essere raccontata e in quel momento solo noi avremmo potuto farlo. Riapriamo il film e a luglio 2016 andiamo a Mantova per incontrare Diviso Marinelli. La storia che ci racconta è potente, forse non servirà riscrivere tutta la sceneggiatura, potrebbe essere l’epilogo delle altre storie.

Ma abbiamo qualche problema col montaggio e per un po’ siamo costretti a rimanere fermi, stiamo per ripartire quando a Novembre del 2017 ci arriva la notizia che Virgilio Fernandez del Real, combattente spagnolo nelle Brigate Internazionali, è di passaggio in Spagna. A suo tempo non avevamo potuto intervistarlo perché non eravamo in grado di andare in Messico ma il fatto che lui, ormai centenario, avesse deciso di rivedere un’ultima volta la sua Madrid ci è parso un altro “segno del destino” che non abbiamo saputo ignorare. La sceneggiatura è da riscrivere. Mentre siamo ancora a Madrid leggiamo che un giornale locale inglese ha pubblicato un’intervista ad un reduce inglese delle Brigate Internazionali, tal Geoffrey Servante Morrison, di lui si erano perse le tracce nel 2011 e nessuno lo credeva ancora vivo, nessuno sa dove viva e il giornalista che lo ha intervistato non ci passa il suo contatto. Sarà un vera intervista o una montatura fake?

Iniziamo le ricerche per capire se Geoffrey Servante Morrison sia ancora vivo e dove viva. La cosa è molto più complessa del previsto, neanche le associazioni dei reduci inglesi hanno sue notizie. Mentre siamo ancora alla ricerca di Geoffrey durante le vacanze di Natale del 2017 un account francese pubblica un tweet su un libro scritto da un eroe della resistenza francese che ha partecipato anche alla guerra di Spagna, si chiama Henri Diaz: ma sarà ancora vivo? Ma noi dobbiamo ancora trovare Geoffrey. Inizia una ricerca a tappeto, quasi un “porta a porta digitale” sulla rete, centinaia di messaggi inviati a cittadini inglesi che vivono nell’ultima città dove si sono perse le sue tracce. Ma alla fine ce la facciamo, Geoffrey è vivo e, dopo qualche esitazione, accetta di parlare con noi. Noi non esitiamo neanche un istante e partiamo in pieno inverno per raggiungere una sperduta casa di riposo per anziani posta tra le campagne della Foresta di Dean nel Gloucestershire. E’ il febbraio del 2018.

Ormai il film è tutto da riscrivere, tutte le scelte fatte precedentemente sono saltate ma noi non ci fermiamo, forse a qualcuno in quel periodo possiamo essere sembrati come i due Blues Brothers e per certi versi lo eravamo, sentivamo che c’era una missione da compiere e questa non era finita. C’era da trovare Henri. Non è stato troppo difficile, ci mettiamo in contatto con lui, è entusiasta di incontrarci. Stiamo per partire per la Francia quando veniamo a sapere che è stato ricoverato per una polmonite. Siamo colti dallo sconforto, temiamo di essere arrivati troppo tardi a lui, come già ci accadde con Ada Grossi, venuta a mancare pochi giorni prima della data fissata per la nostra intervista. Ma i biglietti sono già fatti, i giorni di ferie dal lavoro già presi, noi partiamo ugualmente per la Francia, nella speranza di un suo pronto recupero. Ed Henri non ci delude, dice ai medici che deve uscire per fare un’intervista e loro dicono che si, che in fondo va bene. E così la storia di Henri si aggiunge alle altre del nostro film. E’ aprile del 2018.

Sentiamo di avere svolto la nostra parte, che possiamo fermarci per riscrivere il film ma un piccolo tarlo continua a roderci. Quando avevamo iniziato le ricerche per il nostro film avevamo saputo dell’esistenza di un militante del POUM, il canadese William Krehm, che nel 2015 aveva già 102 anni. A quell’epoca non avevamo la pretesa di incontrarli tutti ma ormai le cose erano cambiate. Li avevamo incontrati tutti, tutti quelli ancora viventi al mondo, tranne lui. Ma forse eravamo arrivati troppo tardi a lui. Con timore proviamo a ricontattarlo, con nostra grande sorpresa e felicità William era ancora vivo e noi decidiamo di ascoltare anche la sua storia. E’ il maggio del 2018. La produzione del film è davvero finita.

Nel frattempo tutti gli accordi con i nostri montatori erano saltati. La sceneggiatura precedente era incompatibile con tutte le nuove storie. Il montato precedente inutilizzabile. Si ricomincia da zero. A gennaio del 2020 annunciamo il rilascio del film o inviato un link di visione a tutti i nostri sottoscrittori. Avevamo programmato di usare il 2020 come anno per proporre il film ai festival e organizzare proiezioni pubbliche ma non siamo stati granché fortunati. Quindi nella speranza che il 2021 ci porti maggiore fortuna abbiamo deciso di inviarvi i perks, i piccoli gadget che vi avevamo promesso durante la fase del crowdfunding. Anche in questa fase andremo, come di nostra consuetudine, un po’ a rilento, ove possibile ve li consegneremo a mano (per risparmiare sui costi di spedizione), ma, come sempre, ce la faremo. Grazie per la fiducia che ci avete accordato e per la pazienza con cui ci avete aspettato. Più che un film, avevamo un missione da compiere. E l’abbiamo fatto. Anche grazie a voi. Buona visione e a presto!

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