E’ morto Joseph Almudever. Le Brigate Internazionali non ci sono più

Quando andammo a trovarlo per intervistarlo restammo un intero giorno a casa sua. Parlava della guerra civile indicando luoghi, date, nomi con precisione sbalorditiva. Nel 2015 aveva già 96 anni ma sembrava dotato di un’energia incomparabile per la sua età. Era un fiume in piena, le sue parole fluivano senza sosta, avevamo la sensazione che ci aspettasse. Ci raccontò che, dopo lo scoppio della guerra, impiegò pochi giorni per decidere di partire per il fronte. Il 15 agosto del 1936 si fa fare un falso certificato di nascita che dimostrasse che aveva 19 anni invece che 17, pur di andare a combattere. Ricordava tanti eventi di guerra, compagni dilaniati dalle granate, pallottole che s’erano arrestate sul suo elmetto raccattato chissà dove, litigi con il suo stato maggiore. Sì, Joseph era stato un giovane coraggioso e irruento con un profondo senso morale che lo spingeva alle azioni più temerarie.

Ma la cosa di cui andava più fiero era la sua adesione alle Brigate Internazionali nel luglio del 1938. Stanco dell’attendismo dell’esercito regolare decise di arruolarsi nella batteria Carlo Rosselli della 129-esima Brigata Internazionale, composta in prevalenza da italiani e il cui commissario politico era Lino Marega. Man mano che procedeva nel racconto comprendevamo che tipo persona fosse Joseph ma fu quando arrivò a narrarci gli ultimi giorni di guerra che finalmente capimmo quale personaggio avevamo davanti. Siamo nel gennaio del 1939, la guerra è già chiaramente perduta ed è in corso La Retirada. Sterminate file di civili scappano dalla Catalogna verso la Francia, accompagnate dai resti dell’esercito repubblicano. Il 19 gennaio Joseph è a Barcellona, qui presso la caserma Carlo Marx incontra il capo del governo repubblicano Juan Negrin che era andato a salutare i soldati. Joseph ricorda ancora come Negrin gli fosse andato incontro porgendogli la mano, ricorda che scambiarono due parole sulla nebbia che quel giorno avvolgeva Barcellona. Il 20 gennaio Joseph riesce a riparare in Francia, arriva a Marsiglia ma qui viene assalito da un’enorme angoscia. Non riesce a darsi pace a pensare agli spagnoli restate nelle mani dei franchisti. Prende la folle decisione di ritornare indietro, cerca una nave e trova un’imbarcazione inglese che ancora svolgeva quella pericolosa tratta e il 5 febbraio riparte alla volta della Spagna, rientrando a Valencia. In cuor suo Joseph riteneva che il comitato di non intervento avrebbe trovato una soluzione per impedire che Franco si impadronisse del potere. Ma così non fu. Joseph fa domanda di ingresso alla scuola di aviazione di Valencia che lo convoca per il 1 aprile ma ormai è troppo tardi, il 29 marzo i fascisti hanno già preso Valencia. Il 30 marzo Joseph e la sua famiglia provano a lasciare la Spagna imbarcandosi da Alicante.

L’ultima nave a partire stracarica è la Stanbrook ma loro non riescono ad imbarcarsi. Le truppe fasciste stanno per entrare nel porto, l’avanguardia è composta dalle milizie fasciste italiane che inducono gli spagnoli restati a terra a vendergli i loro ultimi beni prima che arrivino i più feroci spagnoli che glieli avrebbero rubati. Si assiste a scene di assoluta disperazione. Vicino a lui un uomo si taglia la gola pur di non cadere nelle mani dei fascisti. Joseph comprende che sta per essere catturato. Decide di buttare in acqua il libretto della brigate internazionali per non essere riconosciuto come brigatista. Il dolore che ha provato il quel momento deve essere stato enorme, dopo ottant’anni da quell’evento ha gli occhi lucidi mentre ce lo racconta. Ci confessa che dopo averlo gettato in acqua non ha il coraggio di vederlo andare a fondo.

Addio all'ultimo brigatista internazionale

Viene catturato, messo in prigione dove assiste a continue fucilazioni. Dopo due anni esce di prigione ed entra nella guerriglia di resistenza, partecipa ad azioni di sabotaggio, viene scoperto ma prima che riescano a catturarlo fugge in Francia. Ecco, questo era Joseph, un indomito ribelle, un idealista, un comunista che sognava un mondo giusto. Un uomo che aveva perso la sua guerra ma che poteva dire di averla combattuta fino alla fine e oltre, con tutta l’anima, con tutto il coraggio e la determinazione di un brigatista internazionale. Joseph sperava che non si dimenticassero i suoi sacrifici, il suo dolore, la sua rabbia, la sua determinazione. Joseph, noi non ti dimenticheremo. Non dimenticheremo la storia dell’ultimo brigatista internazionale. Addio Joseph, grazie per tutto.

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