A che punto siamo

Ci sembra utile fare il punto sul nostro progetto. Serve anche a noi per pianificare le nostre attività. Nel mese di agosto avevamo realizzato un montato grezzo di circa un’ora rispetto ad un montaggio finale atteso di 90′. Nella ripresa autunnale abbiamo avuto uno stop dovuto alla temporanea dislocazione della nostra montatrice su altro progetto.  Per far fronte a questa pausa abbiamo chiesto una mano ad un collettivo di produzione audio/video: I Sanza Meta alias Alessandro e Valerio (ovviamente non siamo scaramantici e supponiamo che un obiettivo lo raggiungeranno). Nel frattempo il nostro disegnatore spagnolo Mario Trigo ha realizzato circa il 50% delle tavole già tutte trasformate in animazioni dal nostro visual effects specialist Luca Spadafora.

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La bozza di una tavola di Mario Trigo

E’ all’opera anche il nostro sound-designer Pasquale Mollo che sta realizzando la colonna sonora del film.

Questo era il quadro fino a poche settimane fa, quando all’improvviso ci è giunta la notizia che Virgilio Fernandez del Real, l’ultimo brigadista della XIII brigata ed ultimo brigadista in assoluto, insieme a Joseph Almudever, sarebbe venuto in Spagna per sistemare alcune sue questioni private nel suo paese di origine. Senza sapere come questo avrebbe cambiato il nostro lavoro, siamo partiti per la Spagna con pochissimi giorni di preavviso, certi solo del fatto che non avremmo potuto mancare un’occasione come questa. Il bilancio a caldo di questa nostro viaggio in Spagna è per noi impressionante: Virgilio è una persona lucidissima che ci ha regalato la sua limpida testimonianza di combattente che spesso si è trovato a fianco agli italiani, come nella battaglia di Guadalajara.

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Virgilio Fernandez del Real riceve l’omaggio dei giovani del PCE

Stiamo ancora indagando sui movimenti dei nostri protagonisti durante questa battaglia ma sembra che le sorprese che ci attendono non sono finite. Per il momento possiamo solo anticiparvi che sappiamo per certo che a Guadalajara erano presenti in un fazzoletto di terra sia Antoine Pinol (nella prima compagnia dei garibaldini: gli arditi) sia Esino Marinelli (seconda compagnia dei garibaldini, la stessa di Giovanni Pesce) sia Diviso Marinelli (nella divisione Fiamme Nere del CTV fascista) sia Virgilio Fernandez del Real (nel servizio medico del battaglione Dombrowski).

Come vedete un quadro piuttosto fluido sebbene molto stimolante. Eppure questa storia

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Geoffrey Servante Morrison

forse ci riserva ancora un altro colpo di scena. Pochi giorni fa un giornale inglese, il The Forester, pubblica una notizia sensazionale e del tutto inaspettata: in Gran Bretagna sarebbe ancora vivo un brigatista della XV brigata, Geoffrey Servante Morrison e ne pubblica un’intervista che ricapitola brevemente la sua incredibile storia e i suo commenti sull’indipendenza della Catalogna.

In questi giorni siamo in contatto con persone che conoscono o possono conoscere Geoffrey per sapere se potremo intervistarlo. Se il nostro fosse un film normale non rimetteremmo in discussione il nostro montaggio per una nuova intervista ma il nostro film è tutto fuor che una cosa normale, se Geoffrey vorrà non sapremo lasciar cadere questa chance che il caso ci darà di ascoltare la storia per potervela raccontare.

Fuori dalla nostra portata resta solo William Krehm, un volontario canadese che

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William Krehm

raggiunse la Spagna per sostenere la politica del POUM, che risiede in Canada ed è davvero troppo lontano per le nostre risorse.

Da tutto questo ne derivano alcune cose: noi stiamo continuando a lavorare a tutto spiano, la storia si arricchisce in modo sorprendente, i tempi di realizzazione si allungano un po’ e le risorse economiche aggiuntive sono benvenute per rendere possibile la miglior riuscita del film.

Se avete già contribuito vi chiediamo di avere ancora pazienza, se non lo avete ancora fatto o volete farlo ancora avete una bella opportunità: partecipate alla lotteria Guernica che mette in palio una bellissima rivisitazione della Guernica di Picasso,

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Riproduzione colorata della “Guernica di Picasso” di Thierry Chauvelot cm 111×50

realizzata appositamente per noi dal pittore francese Thierry Chauvelot, affrettatevi a farlo: l’estrazione è prevista nel mese di dicembre. Questo nostro film è un progetto che forse un giorno vi renderà felici di avervi partecipato, nel dubbio vi consigliamo di sostenerlo. Noi possiamo garantirvi che stiamo facendo del nostro meglio per renderlo bello ed interessante.

Restate con noi e andiamo avanti insieme.

 

International teaser

We present the international teaser of the documentary “The first shall be the last”. It has subtitles in english, french and spanish

 

 

 

L’ultimo combattente per la libertà

«Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi.» Epicuro. Lettera sulla felicità

Incontro con Aurelio Grossi. L’ultimo italiano combattente volontario della guerra civile spagnola
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Aurelio Grossi con la troupe di “I primi saranno gli ultimi” Napoli – 13 settembre 2015

Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto avevo chiaro il mio obiettivo, sapevo che volevo incontrare gli ultimi combattenti volontari della guerra di Spagna per ricordare il valore del loro impegno. In un lavoro di questo tipo è insito il valore del passato, è chiaro che si fa perno sul passato per affermare un valore assoluto. Ero consapevole del fatto che per me aveva un grande significato incontrare fisicamente chi tanti anni fa aveva fatto quella scelta. Sapevo che che la presenza in vita era un legame forte. Il fatto che loro fossero ancora vivi mentre anche io lo sono è la finestra di opportunità che ho per raccogliere la loro testimonianza personale. Eppure  a quel tempo, prima di incontrarli, ero convinto che il mio lavoro era rivolto soprattutto alla storia e al passato. Qualcosa è cambiato sin dalla prima intervista con Josè Almudever ma è stato l’incontro con Aurelio Grossi che mi ha definitivamente fatto comprendere come stessero realmente le cose.

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La famiglia Grossi, prima di imbarcarsi da Buenos Aires alla volta della Spagna 11 Agosto 1936

Appena venuto a conoscenza dell’esistenza in vita di Ada e Aurelio Grossi ho cercato di incontrarli. Dalle prime notizie che avevo raccolto avevo capito che Ada aveva avuto un repentino peggioramento delle sue capacità di ricordo negli ultimi mesi e che per questo sarebbe stato difficile ottenere un’intervista ponderata da lei ma forse non impossibile. Per quanto concerneva Aurelio, invece, avrei dovuto rassegnarmi all’impossibilità di incontrarlo in quanto  le sue condizioni fisiche non permettevano più alcun contatto. Organizzare l’incontro con Ada non fu facile ma alla fine, ottenuto il consenso, non restava che fissare una data. Sentivo l’urgenza di incontrarla quanto prima, di registrare la sua voce, la voce di Radio Spagna libera, perché temevo, data la sua età avanzata, che qualcosa potesse impedirmelo per sempre. Questo timore altro non era che una forma con cui si manifestava quell’urgenza che mi aveva spinto ad iniziare questo documentario. Dopo diversi rinvii avevamo pianificato di incontrarci ai primi di settembre, eravamo alla fine di luglio e lo stato di salute di Ada non destava preoccupazioni. Ma un pomeriggio dei primi giorni di agosto arriva la notizia, Ada era morta. Mi sono sentito spiazzato, privato di una possibilità, beffato dal destino. I numeri assumevano significati simbolici: la notevole estensione della sua vita mi appariva come il grande arco temporale che il caso mi aveva offerto di incontrarla, la piccola distanza tra la mia città e la sua era la facilità che avrei potuto avere per raggiungerla e la piccola differenza di giorni tra la sua morte il giorno del nostro incontro prefissato una crudele beffa del destino oppure il sintomo di una mia incapacità. Con lei sfumava la possibilità di raccogliere dalla loro viva voce tutta la storia della famiglia Grossi che, invece, mi appariva di straordinario interesse.  I documenti video che raccolgono la loro testimonianza erano quasi del tutto inesistenti (se si esclude un’intervista amatoriale effettuata da una scolaresca di Napoli). In qualche modo il mio “errore” era anche un danno alla memoria collettiva, anche tenuto conto del poco che possa valere il mio lavoro di documentazione. Per me quella storia si concludeva bruscamente con la morte di Ada.

Eppure non riuscivo ad arrendermi a quell’idea, in qualche modo ne ero restato ossessionato sin dal primo momento in cui ne avevo sentito parlare. Non riuscivo a credere che in Italia fossero ancora presenti dei reduci combattenti volontari della guerra di Spagna. Ed io non essere riuscito ad incontrarli. Rimuginando su questo capii che me era diventato fondamentale incontrare Aurelio, anche se non avrebbe potuto dirmi nulla e nulla avrebbe potuto ascoltare da me. Pensavo che testimoniare la sua presenza in vita sarebbe stato, comunque, sufficiente per una ricognizione storica su di lui e la sua famiglia. Alla fine sono riuscito ad ottenere il permesso di un’intervista rilasciata dal prof. Aragno o dalla stessa nipote di Aurelio, Sylvia G. Grossi (figlia di Ada), da svolgere alla presenza di Aurelio. Quello mi sarebbe bastato per ricomporre all’interno di un frame video quell’unità di immagine e di parola di cui avevo bisogno per riproporre con vividezza il discorso sulla partecipazione volontaria alla guerra di Spagna.

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Aurelio Grossi Adolescente in Argentina

Con i compagni della troupe andiamo a Napoli, arriviamo a casa Grossi, scambiamo due chiacchiere con Sylvia e suo figlio Aitor che ci accolgono con calore, piazziamo la videocamera e le luci, avvisiamo che siamo pronti a girare, possono chiamare Aurelio.  Io avevo posizionato le luci e le sedie per tenere l’interlocutore in primo piano e Aurelio, per qualche minuto in secondo piano, magari rivolto verso la finestra. Quando lo vedo arrivare sento come se la storia, quella che andrebbe scritta con la s maiuscola, entrasse nella stanza. Mi avevano detto che Aurelio non poteva vedermi, ascoltarmi o parlarmi quindi quella figura che guardavo entrare era tutto ciò che potevo avere di lui. Un uomo vecchissimo, camminava curvo ma con un volto disteso e buono, appariva distante da noi ma non offeso dalle ingiurie del tempo. Questo era tutto quello che restava di quel ragazzo che giovanissimo decise di spostarsi dall’Argentina per andare in Spagna a combattere per la libertà e contro il fascismo. E in quella lotta subire enormi perdite, pagate a caro prezzo per tutta la vita. A qualcuno potrebbe sembrare poco ma per me era già tanto.

Aurelio si siede affianco a sua nipote che gli dice, urlando nell’unico orecchio che ancora percepisce dei suoni, chi siamo e cosa siamo venuti a fare. La mia prima sorpresa: ma dunque Aurelio può sentirci. Pensai che fosse solo un’affettuosa premura nei suoi confronti e, invece, quando Sylvia gli dice che siamo dei cineasti venuti per ascoltare la sua storia Aurelio ci sorride e rotea la mano come a dire: “niente di meno!”. Dunque Aurelio comprende quello che gli si dice! In quel momento ho capito che Aurelio era ancora tra noi, non era solo un corpo. L’intervista riserva diverse sorprese, tra cui una considerazione di George Orwell, raccolta direttamente dal nonno di Sylvia e padre di Aurelio, Cesare Grossi, durante uno scambio con lo scrittore. Aurelio, in diversi momenti, risponde a semplici domande di Sylvia e pur tra mille non ricordo riesce ancora a puntualizzare diverse cose che gli sono rimaste nella memoria. Riesce a comunicare con molto sforzo, non solo con la gestualità delle mani ma anche con un filo di voce che interpretiamo insieme al labiale. Per me è una sorpresa grandissima e bellissima, perché siamo riusciti ad entrare in contatto. Alla fine, noi tutti lo ringraziamo, per la sua vita spesa per libertà e per averci dedicato attenzione ed energie. Aurelio, l’ultimo italiano combattente volontario della guerra di Spagna ancora in vita, raccoglie le sue forze e stringendoci con affetto le mani ci dice sottovoce: sono io che ringrazio voi.

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Aurelio Grossi con la troupe di “I primi saranno gli ultimi”. Napoli – 13 settembre 2015

In quel momento comprendo il vero motivo che mi ha spinto in questa impresa. Volevo ringraziarli, farlo con la mia voce, che mi udissero, prima che se ne andassero tutti per sempre. Per questo dovevo farlo subito finché qualcuno di loro era ancora vivo.  Ma questi eroici ragazzi non smettono di stupirmi e alla fine sono loro che mi ringraziano per essere andato a sentire la loro storia. Allora c’era bisogno di questo incontro, allora questo nostro lavoro è utile. Ora ho capito che la forza più grande che mi spinge a raccontare le loro storie non è la gloria del passato ma il presente, quel tempo in cui si è in vita, noi e loro. Quella vita che loro hanno speso e continuano a  spendere per la libertà, di tutti, con infinita generosità. E che resta il solo modo che io conosca per onorare il tempo che la vita concede.