La speranza guidava i suoi passi.

Due giorni dopo William Krehm ci lascia Geoffrey Servante. E’ una incredibile concomitanza, che ci rattrista, perché sono due amici che se ne vanno, e noi non eravamo preparati, e a nulla vale – credetemi – il discorso sull’età avanzata. Loro ci hanno incontrati una volta sola, ma noi li abbiamo ascoltati e visti decine e decine di volte lavorando al film, e abbiamo chiesto notizie ai loro figli, abbiamo pensato a loro, a quello che avevano fatto e a quello che saremmo stati capaci di raccontare.

Ho pensato a lungo a cosa li accomunava in vita. Erano anglosassoni entrambi, e avevano un senso dell’umorismo spiccato e per certi versi simile, probabilmente dovuto alla matrice culturale comune, sebbene William fosse canadese e Geoffrey inglese. Però la loro partecipazione alla guerra di Spagna non potrebbe avere radici più diverse. Di William e delle sue forti motivazioni politiche ha scritto approfonditamente Pasquale, a me piacerebbe dire qualcosa di un ragazzo forse incosciente, come diceva Geoffrey quando parlava del suo gesto, ma anche generoso. Un ragazzo che forse non sapeva cosa stava cercando, ma sicuramente l’ha saputo riconoscere quando se l’è trovato davanti.

C’è un libro scritto da uno storico francese, Rémi Skoutelski, che si intitola “L’espoir guidait leurs pas” (La speranza guidava i loro passi, ndr) e che prova a raccontare la storia dei volontari accorsi in difesa della Repubblica spagnola. Il saggio, uscito nel 1998, prova in particolare a rispondere alla domanda delle domande, per chi – come noi – si è appassionato alla storia della guerra di Spagna: perché quei ragazzi partirono volontari per difendere la Repubblica Spagnola? Quali erano le loro motivazioni? Sulla base di numerose interviste realizzate negli anni ’90, quando i reduci erano ancora numerosi, Skoutelski arriva alla conclusione (in sintesi) che non esiste una sola risposta ma migliaia, tante risposte quanti furono i volontari, perché ognuno aveva le sue motivazioni. Le risposte sono però legate da alcuni fili conduttori che permettono di raggrupparle e di individuare in qualche misura i profili dei volontari. Uno di questi, tra i tanti, era l’avventuriero, quello partito per spirito di avventura.

Prima di incontrare Geoffrey devo ammettere che né io né Pasquale credevamo che questi avventurieri della causa spagnola fossero davvero esistiti. Ci sembrava una cosa d’altri tempi, un mito buono per altre storie, ma non per la guerra di Spagna. Per noi era chiara la dimensione politica, l’antifascismo, il motto “oggi in Spagna domani in Italia”, l’anelito rivoluzionario.

Geoffrey Servante è partito dall’Inghilterra a diciotto anni per vincere una scommessa. Qualcuno sosteneva che le frontiere erano ormai chiuse, che non era più possibile raggiungere la Spagna e lui ha scommesso che invece ce l’avrebbe fatta, che sarebbe arrivato laggiù, e ci è riuscito. Quando abbiamo saputo dell’esistenza di Geoffrey, poco più di un anno fa, e abbiamo sentito questa storia per la prima volta, ricordo che eravamo increduli e ci siamo detti “ehi, questo sì che è un avventuriero!”

La cosa che però voglio dire oggi, per ricordare Geoffrey e il suo prezioso gesto, è che lui, una volta arrivato, è rimasto in Spagna e ha combattuto per la Repubblica. Non è tornato subito indietro a vantarsi della sua bravata e a riscuotere la posta della scommessa, che tra l’altro non riscuoterà mai: ironia della sorte, alla fine della guerra, tornerà nel pub di Londra a cercare il ragazzo con cui aveva scommesso, ma scoprirà che nel frattempo è morto. Geoffrey è rimasto in Spagna perché è voluto andare oltre, oltre la scommessa, oltre un viaggio avventuroso per mare che avrebbe saziato la sete di qualsiasi ragazzo, oltre una generica simpatia per la Repubblica, per andare incontro a una storia importante di solidarietà e difesa della libertà, fatta da ragazzi come lui.

Ora tornate su, all’inizio dell’articolo, e guardate questo ragazzo negli occhi. La speranza guidava anche i suoi passi.

Storie degli Ultimi

Ci siamo, il conto alla rovescia è iniziato, il film è quasi pronto, ormai è questione di settimane, di giorni. Siamo felici, emozionati, quasi increduli, dopo quattro anni di viaggio. La storia di questi otto ragazzi, arrivati ai cent’anni nonostante la guerra, fatta quando non ne avevano ancora venti, per difendere la Repubblica spagnola, sta per uscire allo scoperto. Oggi i ragazzi sono rimasti in sei, dopo la scomparsa di Antoine e di Aurelio, l’ultimo italiano.

Ma quante storie ci siamo persi per strada per condensare oltre venti ore di interviste in un’ora e mezza di film? Questa domanda ci ha accompagnato sempre durante questi quattro anni. Era dietro a ogni scelta, ogni taglio. Quale storia merita di più, quando ne hai molte, troppe, per farle entrare tutte in un film? E’ stato difficile scegliere, alcune volte anche doloroso. Ci siamo lasciati dietro storie alle quali non avremmo voluto rinunciare: episodi, battute, ricordi, pezzi di vita.

Per questo le abbiamo tenute lì, da una parte, sapendo che prima o poi avrebbero trovato spazio e tempo anche loro. Ora che il film è davvero in arrivo le abbiamo recuperate, le abbiamo chiamate Storie degli Ultimi e abbiamo pensato di rivederle, in pillole di pochi secondi, insieme a tutti quelli che ci hanno seguito e sostenuto in questi anni. Dai prossimi giorni e nelle prossime settimane saranno pubblicate sugli account social del film e del CSI, in una sorta di conto alla rovescia che ci accompagnerà fino all’uscita del film. Buona visione!

 

Storie degli Ultimi: guarda tutte le clip

CLIP 1 > I figli delle operaie e degli operai / Vincent

CLIP 2 > Ero un Repubblicano / Antoine

CLIP 3 > Arruolamento / Vincent

CLIP 4 > Vivo per miracolo / Joseph

CLIP 5 > Un mese in fanteria / Virgilio

CLIP 6 > La bravata di un ragazzo di 18 anni / Geoffrey

CLIP 7 > La Repubblica colpita al cuore / William

CLIP 8 > Il popolo di Madrid / Henri

Geoffrey

Geoffrey Servante Morrison
Geoffrey Servante Morrison

Quasi certamente ognuno di voi avrà un’idea piuttosto precisa su come potesse essere un volontario che a metà degli anni ’30 lasciasse casa, amici, amori, lavoro e andasse a combattere per la repubblica spagnola contro i fascisti e nazisti. Avrete visto qualche film (a cominciare da quello più famoso, Terra e libertà), probabilmente avrete letto qualche libro: Omaggio alla Catalogna di Orwell o Per chi suona la campana di Hemingway e forse visto le foto di Robert Capa e Gerda Taro. E quando vedrete il nostro film ritroverete molte delle vostre idee incarnate negli ultimi protagonisti che abbiamo intervistato. Ma dovete sapere che la guerra di Spagna fu anche molto altro. E se avete letto alcuni di racconti di Hemingway forse già lo sospettate. Lui con Martha Gellhorn all’hotel Florida sotto le bombe, sempre lui a discutere di cocktail con il barman Perico Chicote con il fronte che scorreva al termine della strada. Ma forse ricordate anche un breve passaggio di Casablanca quando Victor Laszlo, il nuovo compagno di Ilsa, ricorda a Rick Blaine (Humphrey Bogart) di aver aiutato la Spagna repubblicana prima di rifugiarsi nel suo esilio dorato in Marocco. Ebbene si, intorno alla Spagna repubblicana c’era anche un alone di avventura e di idealismo che seduceva uomini e donne in cerca di una causa a cui dedicare la vita o almeno una storia da raccontare al proprio ritorno. Di loro si parla solo nei romanzi e nei film perché forse a loro ritorno dalla guerra non sono stati bravi a scrivere le proprie memorie, troppo presi a rincorrere i propri guai e a vivere la loro vita, nessuno li ha cercati e sono presto stati dimenticati.

Ma questi (anti-)eroi non sono tutti morti, Geoffrey è uno di loro (e lui lo sa) e per noi è stato un grande piacere ascoltare la sua storia e saremo felici di raccontarvela nel nostro film. Non possiamo dirvi troppo, vi anticipiamo solo un dettaglio, tutto ebbe inizio una notte di primavera del 1937 in un pub di Soho quando Geoffrey aveva appena compiuto 18 anni… e l’abbiamo scoperta nelle campagne inglesi del Gloucesteshire in una una fredda giornata d’inverno di appena ottantun anni dopo…

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A che punto siamo

Ci sembra utile fare il punto sul nostro progetto. Serve anche a noi per pianificare le nostre attività. Nel mese di agosto avevamo realizzato un montato grezzo di circa un’ora rispetto ad un montaggio finale atteso di 90′. Nella ripresa autunnale abbiamo avuto uno stop dovuto alla temporanea dislocazione della nostra montatrice su altro progetto.  Per far fronte a questa pausa abbiamo chiesto una mano ad un collettivo di produzione audio/video: I Sanza Meta alias Alessandro e Valerio (ovviamente non siamo scaramantici e supponiamo che un obiettivo lo raggiungeranno). Nel frattempo il nostro disegnatore spagnolo Mario Trigo ha realizzato circa il 50% delle tavole già tutte trasformate in animazioni dal nostro visual effects specialist Luca Spadafora.

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La bozza di una tavola di Mario Trigo

E’ all’opera anche il nostro sound-designer Pasquale Mollo che sta realizzando la colonna sonora del film.

Questo era il quadro fino a poche settimane fa, quando all’improvviso ci è giunta la notizia che Virgilio Fernandez del Real, l’ultimo brigadista della XIII brigata ed ultimo brigadista in assoluto, insieme a Joseph Almudever, sarebbe venuto in Spagna per sistemare alcune sue questioni private nel suo paese di origine. Senza sapere come questo avrebbe cambiato il nostro lavoro, siamo partiti per la Spagna con pochissimi giorni di preavviso, certi solo del fatto che non avremmo potuto mancare un’occasione come questa. Il bilancio a caldo di questa nostro viaggio in Spagna è per noi impressionante: Virgilio è una persona lucidissima che ci ha regalato la sua limpida testimonianza di combattente che spesso si è trovato a fianco agli italiani, come nella battaglia di Guadalajara.

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Virgilio Fernandez del Real riceve l’omaggio dei giovani del PCE

Stiamo ancora indagando sui movimenti dei nostri protagonisti durante questa battaglia ma sembra che le sorprese che ci attendono non sono finite. Per il momento possiamo solo anticiparvi che sappiamo per certo che a Guadalajara erano presenti in un fazzoletto di terra sia Antoine Pinol (nella prima compagnia dei garibaldini: gli arditi) sia Esino Marinelli (seconda compagnia dei garibaldini, la stessa di Giovanni Pesce) sia Diviso Marinelli (nella divisione Fiamme Nere del CTV fascista) sia Virgilio Fernandez del Real (nel servizio medico del battaglione Dombrowski).

Come vedete un quadro piuttosto fluido sebbene molto stimolante. Eppure questa storia

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Geoffrey Servante Morrison

forse ci riserva ancora un altro colpo di scena. Pochi giorni fa un giornale inglese, il The Forester, pubblica una notizia sensazionale e del tutto inaspettata: in Gran Bretagna sarebbe ancora vivo un brigatista della XV brigata, Geoffrey Servante Morrison e ne pubblica un’intervista che ricapitola brevemente la sua incredibile storia e i suo commenti sull’indipendenza della Catalogna.

In questi giorni siamo in contatto con persone che conoscono o possono conoscere Geoffrey per sapere se potremo intervistarlo. Se il nostro fosse un film normale non rimetteremmo in discussione il nostro montaggio per una nuova intervista ma il nostro film è tutto fuor che una cosa normale, se Geoffrey vorrà non sapremo lasciar cadere questa chance che il caso ci darà di ascoltare la storia per potervela raccontare.

Fuori dalla nostra portata resta solo William Krehm, un volontario canadese che

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William Krehm

raggiunse la Spagna per sostenere la politica del POUM, che risiede in Canada ed è davvero troppo lontano per le nostre risorse.

Da tutto questo ne derivano alcune cose: noi stiamo continuando a lavorare a tutto spiano, la storia si arricchisce in modo sorprendente, i tempi di realizzazione si allungano un po’ e le risorse economiche aggiuntive sono benvenute per rendere possibile la miglior riuscita del film.

Se avete già contribuito vi chiediamo di avere ancora pazienza, se non lo avete ancora fatto o volete farlo ancora avete una bella opportunità: partecipate alla lotteria Guernica che mette in palio una bellissima rivisitazione della Guernica di Picasso,

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Riproduzione colorata della “Guernica di Picasso” di Thierry Chauvelot cm 111×50

realizzata appositamente per noi dal pittore francese Thierry Chauvelot, affrettatevi a farlo: l’estrazione è prevista nel mese di dicembre. Questo nostro film è un progetto che forse un giorno vi renderà felici di avervi partecipato, nel dubbio vi consigliamo di sostenerlo. Noi possiamo garantirvi che stiamo facendo del nostro meglio per renderlo bello ed interessante.

Restate con noi e andiamo avanti insieme.

 

L’ultima frontiera

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Esino Marinelli – Brigata Garibaldi

Chi segue il nostro lavoro sa che le interviste ai reduci le abbiamo terminate nel settembre dello scorso anno, incontrando Aurelio Grossi. Mentre ci trovavamo nell’organizzazione della fase della post-produzione mi arriva un messaggio su facebook da una ragazza di Mantova che mi informa di conoscere un reduce della guerra di Spagna, Diviso Marinelli, che ha combattuto nell’esercito fascista. Le spiego che il nostro lavoro non contempla le interviste con i reduci dell’altro versante non perché noi non sentiamo interesse per la loro storia e neppure per una sorta di astio che certo non possiamo permetterci: studiando la storia delle Brigate Internazionali abbiamo ben capito come già loro distinguessero nettamente tra fascismo e soldati dell’esercito fascista che per lo più era povera gente senza nessuna velleità politica. Semplicemente era fuori dal tema del film, il nostro film vuole parlare delle scelte individuali in nome di ideali di libertà e, quindi, il percorso delle interviste è tracciato da una sola parte. Ma lei non mi aveva ancora detto tutto, questa storia era molto più complessa di come poteva sembrare. Innanzitutto per una questione di definizione, sebbene inquadrato nel CTV (il corpo volontario), Diviso non aveva scelto liberamente di partire ma era stato iscritto nelle liste da un suo compaesano (tal Olivo Cuoco). Episodio chiarificatore sulla natura di quei soldati ma questo non spostava la questione, Diviso era parte di un’altra storia. Fino a quando non mi rivela un elemento assolutamente inaspettato: Diviso Marinelli aveva combattuto a Guadalajara e in quella battaglia era morto suo cugino, Esino Marinelli, combattente della Brigata Garibaldi.

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il retro della foto di Esino Marinelli

In un primo tempo non riuscivo a credere di essermi imbattuto in una storia tanto intricata, inquietante e drammaticamente simbolica, fino al punto di sembrare un film nel nostro film. A quel punto ho cominciato una serrata verifica delle fonti, sia su Diviso sia su Esino. Ho controllato lo stato di servizio di Diviso, i documenti negli archivi dell’INSMLI: tutto tornava. I due cugini avevano combattuto uno contro l’altro nella stessa battaglia. Più procedevo nella ricerca più trovavo dettagli e conferme inaspettate. La divisione di Diviso, Fiamme Nere, e la brigata Garibaldi si erano affrontate direttamente nei pressi della città di Brihuega e nell’assalto al Palazzo Ibarra. Leggendo il diario di Diviso Marinelli ho trovato le tracce della sua presenza nei dintorni di Brihuega e del Palazzo Ibarra proprio nei giorni di quegli scontri. I due cugini non erano solamente presenti nella battaglia di Guadalajara (che dura 15 giorni su un fronte di decine di chilometri), Diviso ed Esino si erano letteralmente sparati addosso tra i giorni 11 e 14 del Marzo del 1936. Per uno strano caso del destino, nonostante Esino fosse un combattente come tanti altri, trovo molta documentazione su di lui. Alcune notizie mi lasciano stupefatto. Attraverso un mio amico storico vengo a conoscenza di una lettera scrittagli dalla madre un mese prima della sua morte, una lettera che non gli è mai giunta perché sequestrata dalla censura fascista. Trovo una testimonianza diretta sul ferimento di Esino nel libro su Guadalajara di Olao Conforti, che lo vuole presente il 14 sera presso il posto di medicazione di Torija, qualcuno dei suoi compagni descrive come è vestito, giubba kaki e maglione nero, è ferito alle gambe. Forse è stato ferito proprio durante l’assalto che le Brigate Internazionali fanno contro le truppe fasciste asserragliate lì dentro. Ma Diviso dov’è il 14 marzo? Per caso è proprio nel Palazzo Ibarra? Forse hanno combattuto uno contro l’altro nel giorno in cui probabilmente è stato ferito Esino? Dal diario di Diviso non si evince.

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mappa della battaglia di Guadalajara

A questo punto so troppe cose su Esino Marinelli. So che era emigrato in Francia all’età di 12 anni con il padre, dopo la morte del padre rimane in Francia come operaio nelle industrie metallurgiche e con quel che guadagna mantiene la sua famiglia restata a Genga. So che diventa un militante comunista ricercato dall’OVRA. Quando si formano le Brigate Internazionali è tra i primi a partire e nell’ottobre del 36 è già in Spagna a combattere. Partecipa alle battaglie di Cerro Rojo, Pozuelo, Boadilla Mirabueno, Majadahonda, Arganda, difende Madrid alla Casa del Campo. Trovo la testimonianza di un suo commilitone sul ferimento che lo porterà alla morte una settimana dopo:  riferisce che è stato colpito assaltando un carro armato con bombe a mano. A quel punto capiamo che dobbiamo raccontare la sua storia, capiamo che la sua vicenda e quella di suo cugino rappresentano in modo straordinario la spaccatura verticale prodotta dalla guerra di Spagna. E solo Diviso può  ancora raccontarcela con le parole di un testimone diretto.

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Intervista a Diviso Marinelli- Mantova 16 luglio 2016

Sappiamo che non sarà un’intervista facile, sarà diversa dalle altre, non solo per il ruolo di Diviso nella guerra ma anche perché noi gli porteremo delle informazioni sulla vita e sulla morte di Esino di cui lui non è mai stato a conoscenza per 80 anni. Lo facciamo nella convinzione che Diviso voglia sapere e nella speranza che possa ricordare altri particolari che aiutino ad inquadrare meglio questo episodio i cui contorni probabilmente conserveranno per sempre un margine di incertezza ma i cui dettagli emersi sono carichi di esemplare drammaticità.

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Diviso in Spagna (il primo da sinistra)

Quest’intervista ci ha riservato momenti di drammatica tensione, i materiali che abbiamo portato a Diviso gli hanno risvegliato ricordi sopiti, inaspettati e sorprendenti. Ancora una volta questa storia ci eccede, ci spiazza, ci interroga sulla nostra capacità di saperla raccontare. Dobbiamo riguardare il materiale, rifletterci su. E’ una storia importante, l’ultima, la più estrema. Il caso ha voluto che la incontrassimo al termine del nostro viaggio e noi non ci siamo sottratti.

 

 

International teaser

We present the international teaser of the documentary “The first shall be the last”. It has subtitles in english, french and spanish