Fino al cuore della rivolta. Festival della Resistenza

festival resistenza

Sabato 29 luglio 2017 – Fosdinovo (MS)

Ore 17.00 
Dibattito/3

Internazionalismo: nascita, morte e rinascita (eterna) di un’idea meravigliosa

con Italo Poma (AICVAS – Associazione Italiana Combattenti Volontari Antifascisti di Spagna) e Angelo d’Orsi (Università di Torino). Intervento di José Almudéver Mateu (brigatista internazionale alla Guerra di Spagna). Pasquale D’Aiello (regista – CSI Consorzio Sperimentazione Immagine) presenta il progetto documentario “I primi saranno gli ultimi”

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Una coproduzione internazionale

guernica Chauvelot
Riproduzione colorata, acrilico su legno, della “Guernica di Picasso” di Thierry Chauvelot cm 111×50

Il termine “coproduzione internazionale” fa pensare, di solito, a grandi investimenti, dispendiose produzioni ricche di star per la produzione di film destinati alle catene di multisala. Il nostro film è tante cose ma certamente nessuna di quelle precedenti ma, a rigore di termini, sta diventando una coproduzione internazionale. In questi giorni è appena iniziata in Francia una speciale lotteria che mette in premio il quadro che vedete qui rappresentato: un riproduzione a colori del celebre capolavoro che Pablo Picasso realizzò nel giugno del 1937 per denunciare i crimini commessi dall’aviazione nazista (le legione Condor) che aveva distrutto il paese basco di Guernica. Il quadro fu esposto nel padiglione spagnolo dell’Esposizione Universale del 1937 che si tenne a Parigi e, per espressa volontà dell’autore, non sarebbe più rientrato in Spagna finché non fosse tornata la democrazia in quel paese. Molti combattenti volontari antifascisti raggiunsero la Spagna, provenendo da paesi fascisti, con la copertura di recarsi a Parigi per visitare proprio l’Esposizione Universale. Il pittore francese Thierry Chauvelot ha realizzato questo quadro (delle dimensioni di 111×50 cm e nel rispetto delle proporzioni originali) per contribuire al finanziamento del nostro film. Verranno venduti fino ad un massimo di 500 biglietti, al costo di 2 euro l’uno, sia in Francia sia in Italia e forse anche in altri paesi. L’estrazione del biglietto vincente avverrà al termine della vendita di tutti i biglietti e, comunque, non oltre dicembre 2017. Stiamo organizzando una “tournee” del quadro per esporlo ad un più vasto pubblico (se siete interessati/disponibili ad esporlo, fateci sapere). Siamo riconoscenti all’artista francese sia per l’aiuto concreto che apporta al nostro film sia perché ci fornisce la concreta dimostrazione che l’amicizia di chi ama la libertà non conosce frontiere. Oggi come nel 1936.

Potete acquistare i biglietti anche sul sito:
https://www.paypal.me/lotteriaguernica

Per altre modalità di pagamento potete scrivere a csi@csi-project.org

esposizione guernica
Esposizione a Le Rove (FR). Al centro (con gli occhiali) il pittore Thierry Chauvelot

Addio Aurelio

Cena addio - Buenos Aires - Agosto 1936
Questa mattina è morto Aurelio Grossi, l’ultimo italiano combattente volontario repubblicano della guerra civile spagnola. L’ultimo protagonista di questa pagina della nostra storia ci ha lasciato. Per salutarlo pubblichiamo questa foto scattata alla vigilia della partenza della famiglia Grossi, dall’Argentina verso la Spagna. Era l’agosto del 1936, la borghesia, il clero reazionario e i militari spagnoli avevano appena lanciato il loro attacco contro la Repubblica spagnola, con l’aiuto di Hitler e Mussolini. I giovanissimi Aurelio, Renato e Ada e il loro genitori, Cesare e Maria, lasciavano le certezze della loro vita per correre in aiuto della democrazia spagnola. Da quella scelta la loro vita restò per sempre sconvolta e ne pagarono le conseguenze fino all’ultimo giorno della loro vita. Oggi, 6 aprile 2017, di quella eroica famiglia non resta più nessuno. In questa foto ingiallita i visi sono un po’ sfocati ma si colgono bene le espressioni. Aurelio è sorridente, un sorriso buono, senza un velo di spavalderia. E’ chiaramente inconsapevole di quello a cui sta andando incontro. Una guerra terribile, spietata. Non ha ancora diciotto anni quando si inquadra nell’Esercito Popolare della Repubblica, insieme al fratello Renato, con la funzione di telegrafisti. E fu nel gelo di Teruel che per difendere la loro strumentazione che serviva per non far disperdere il proprio battaglione,  tornarono indietro a recuperarla. In quel frangente una bomba li investe in pieno. Aurelio perde un occhio, Renato resta sotto choc. Ma in seguito tornò ancora a combattere, fino alla fine della guerra. Poi la terribile esperienza nel campo di concentramento di Gurs in Francia, poi ancora il carcere e il confino inflittogli dal regime fascista in Italia, per punirlo della sua scelta. Aurelio è andato sempre avanti, senza pentimento, senza concedere niente al nemico, pur senza covare odio, pagando in prima persona le sue scelte, fino all’ultimo giorno della sua vita.
L’Italia avrebbe dovuto chiedergli perdono, avrebbe almeno potuto dirgli grazie. Sarebbe stato un gesto simbolico per far voltare pagina a questo paese. E, invece, no. L’Italia ha reso onore anche ad aviatori italiani, ben sapendo che l’aviazione italiana in Spagna si è resa responsabile di atti terroristici contro la popolazione inerme. Ma non ha voluto chiedere scusa ad Aurelio, a quella parte di italiani che gettarono la propria vita nella lotta, per la democrazia, contro il fascismo. Abbiamo chiesto fino all’ultimo al Presidente della Repubblica e al Ministro della Difesa un gesto di ripensamento. Serviva più a loro, a noi tutti, al Paese, che non ad Aurelio, che non avrebbe saputo più che farsene dei pezzi di carta dello stato italiano. E, invece, nulla di tutto questo. Solo oblio e silenzio.
Aurelio, noi vorremmo continuare ancora il tuo ricordo, per un altro po’ di tempo ancora, fino a quanto ci è possibile, prima che la polvere cancelli tutto. Non è molto ma è l’ultima cosa che ci resta da fare. Siamo felici di averti incontrato un pomeriggio di fine estate di due anni fa. Ti abbiamo detto grazie come gesto formale di fronte alla Storia, senza sapere se ti sarebbe arrivato ma tu hai capito, ci hai ringraziato a tua volta e hai sorriso, ed era lo stesso sorriso buono che avevi in questa foto. Ti hanno combattuto per ottant’anni con la violenza e con l’oblio ma non ti hanno cambiato. Aurelio, la vittoria e la gloria, per quel poco che valgono, sono tue, solo tue e degli uomini come te. Addio.

with a little help from our friends

significato-dei-colori-della-bandiera-francese

Cari amici de I primi saranno gli ultimi, ci serve una mano per alcune traduzioni di brani di interviste dal francese. Qualcuno di voi che parla francese ed italiano può dedicarci un po’ di tempo? Sarete ripagati dalla nostra sempiterna gratitudine! (per il momento non possiamo offrirvi di più…)

grazie

 

Che il ricordo non si perda

foto-di-antoine

Quando io e Mauro siamo andati ad intervistare il brigatista internazionale Antoine Pinol abbiamo conosciuto Janine, una vicina di casa che lo assisteva dopo che era restato solo. Quando Antoine è morto ci ha chiamato e ci ha detto che ci avrebbe mandato alcune sue foto. Oggi queste foto sono arrivate. Io credevo che sarebbero state delle scansioni e, invece, sono gli originali. C’è tutta la vita di Antoine: Antoine da giovane, poco prima che partisse per la Spagna, sua moglie Candide crocerossina che si innamorò di lui mentre gli curava le ferite che poi gli impedirono anche di avere dei figli, le vacanze in Spagna dopo la guerra. Ho capito che Janine, insieme all’unico nipote di Antoine, crede che sia giusto che siamo noi a tenere queste foto. Forse perché siamo gli ultimi ad averlo incontrato o forse perché ha visto qualcosa in noi, magari la pervicacia con cui abbiamo strappato ad Antoine i suoi ultimi ricordi, magari perché Antoine amava gli italiani con cui aveva combattuto. Non lo so ma capisco che se non la raccontiamo noi la storia di questo ragazzo che ha rischiato la sua vita per combattere il fascismo, che ha portato per sempre addosso le ferite e la solitudine di quella scelta allora non la racconterà più nessuno. E’ un onore avere questo compito. Ed anche una grande responsabilità.

Un bacio alla bandiera

Il Blog Di Giuseppe Aragno

napoli-24-gennaio-2017-compleanno-di-aurelio-grossiOggi, 24 gennaio 2017, Aurelio Grossi ha compiuto 98 anni. Ida Mauro, la preziosa e carissima Ida, brava nella ricerca storica, come coraggiosa e appassionata nelle scelte di vita, ha voluto dedicare a lui un po’ delle sue rare giornate italiane e se n’è venuta a Napoli, stamattina, dalla penisola sorrentina. Ha portato con sé dalla sua Barcellona una bandiera  della seconda repubblica spagnola con tante firme di antifascisti italiani e catalani. Non ci sarei andato da Aurelio, se lei non mi avesse chiamato. Con noi, Alfredo Giraldi, che ai Grossi ha prestato a teatro la sua voce, il suo volto e la sue immense qualità di attore.
Aurelio è stato felice di avere visite e l’ho trovato più sveglio e presente di qualche settimana fa, quando il sindaco De Magistris gli ha consegnato la medaglia della città. Non l’avrei flag_of_spain_1931_-_1939-svgcreduto possibile, ma è andata proprio così: quando Ida ha…

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Alcuni titoli di narrativa sul tema della guerra di Spagna

Romanzi
Per chi suona la campana di Ernest Hemingway
Racconti della guerra di Spagna di Ernest Hemingway
La quinta colonna di Ernest Hemingway (racconto)
L’espoir di André Malraux
Soldati di Salamina di Javier Cercas
Il ragazzo che leggeva Verne di Almudena Grandes
Ines e l’allegria di Almudena Grandes
Cuore di ghiaccio di Almudena Grandes
Non piangere di Lydie Salvayre

Graphic Novel
I solchi del destino di Paco Roca

l’unico racconto italiano
L’antimonio di Leonardo Sciascia (inserito nella raccolta “Gli zii di Sicilia”)

Saggi e memorie sulla guerra di Spagna

Saggi

La guerra civile spagnola di Paul Preston
La Repubblica spagnola e la guerra civile di Gabriel Jackson
La guerra civile spagnola di Harry Browne
Storia della guerra civile spagnola di Hugh Thomas
La tragedia spagnola: la guerra civile in prospettiva di Raymond Carr
La guerra civile spagnola di Antony Beevor
La guerra di Spagna di Gabriele Ranzato
L’eclissi della democrazia. La guerra civile spagnola e le sue origini (1936-1939) di Gabriele Ranzato
La grande paura del 1936. Come la Spagna precipitò nella guerra civile di Gabriele Ranzato
Guadalajara – La prima sconfitta del fascismo di Olao Conforti
Dal socialfascismo alla guerra civile spgnola di Luigi Longo e Carlo Salinari
I volontari stranieri e le brigate internazionali in Spagna (1936-1939) di Bruno Mugnai
La breve estate dell’anarchia di Hans Magnus Enzensberger
Il quinto reggimento di Vittorio Vidali
Guadalajara 1937. I volontari italiani fascisti ed antifascisti nella guerra di Spagna di Leonardo Pompeo D’Alessandro
!No pasaran! Il libretto rosso delle brigate internazionali antifasciste di Cristiano Armati e Filippo Petrocelli
Ebro 1938 – No Pasaran di Augusto Cantaluppi e Marco Puppini
Voci dalla Spagna – La radio antifascista e l’Italia (1936-1939) di Stefano de Tomasso
Impararono ad osare. Anello Poma, un internazionalista dalla Guerra di Spagna alla Resistenza nel Biellese a cura di Italo Poma

Diari e memorie
Omaggio alla Catalogna di George Orwell
Ricordi della guerra di Spagna di George Orwell
Diario della guerra di Spagna di Michail Efimovic Kol’cov
Le Brigate Internazionali in Spagna di Luigi Longo (alias Gallo)
I grandi cimiteri sotto la luna di Georges Bernanos
Il battaglione Garibaldi di Randolfo Pacciardi
Ricordi di Spagna di Giuliano Pajetta (alias Giorgio Camen)
Spagna di Pietro Nenni
In nome della libertà – Diario della guerra di Spagna 1936-1939 di Aldo Morandi (alias Riccardo Formica)
Figlio della classe operaia di Antonio Roasio
Boadilla di Esmond Romilly
Rivoluzionaria professionale di Teresa Noce
Da galeotto a generale di Alessandro Vaia (alias Martini)
Un garibaldino in Spagna di Giovanni Pesce (alias Visone)
Racconti della guerra di Spagna di Vittorio Vidali (alias Carlos Contrera)
La mia guerra di Spagna di Mika Etchebehere
Attraverso la mitraglia di Armand Guerra
Il maggiore è un rosso di Francesco Fausto Nitti
La Repubblica tradita di José Almudever Mateu
Love and revolutionary greetings di Laurie E. Levinger
J’ai vecu la guerre d’Espagne di Mercedes Juve, Rafael Hitos, Antoine Pinol
Guerre, eroismi e prigionia di Diviso Marinelli

Una guida ai film sulla guerra civile spagnola

di finzione

Marco il ribelle [Blockade, Bloqueo] (1938) – William Dieterle
Espoir (1939) – André Malraux e Boris Peskine
Arise, My Love (1940) – Mitchell Reisen
Raza (1941) – José Luis Sáenz de Heredia
Rojo y negro (1942) –  Carlos Arévalo
Per chi suona la campana [For Whom the Bell Tolls] (1943) – Sam Wood
La patrulla (1954) – Pedro Lazaga
Ernst Thälmann. Führer seiner Klasse (1955) – Kurt Maetzig
Embajadores en el infierno (1956) – José María Forqué
El frente infinito (1959) – Pedro Lazaga
Fünf Patronenhülsen [Five Cartridges, Cinco Cartuchos Vacios] (1960) – Frank Beyer
The Angel Wore Red (1960) [La sposa bella] – Nunnally Johnson
La Fiel Infanteria (1960) – Pedro Lazaga
Posicion Avanzada (1966) – Pedro Lazaga
España otra vez (1969) – Jaime Camino
La montaña rebelde (1971) – Ramón Torrado
La Casa de las Chivas (1972) – Leon Klimovsky
Retrato de familia (1976) – Antonio Giménez Rico
Las Largas Vacaciones del 36 (1976) – Jaime Camino
Soldados (1978) – Alfonso Ungria
L’albero di Guernica (1980) – Fernando Arrabal
Crónica Del Alba. Valentina (1982) – Antonio José Betancor
La Colmena [The Beehive or The Hive] (1982) – Mario Camus
The Good Fight: The Abraham Lincoln Brigade in the Spanish Civil War (1984) – Noel Buckner
Memorias del General Escobar (1984) – José Luis Madrid
Las bicicletas son para el verano (1984) – Jaime Chávarri
La Vaquilla [The Heifer] (1985) – Luis García Berlanga
Dragon rapide (1986) – Jaime Camino
Lorca, muerte de un poeta (1987) – Juan Antonio Bardem (Miniserie TV in 6 puntate)
Si te dicen que caí [If They Tell You I Fell] (1989) – Vicente Aranda
La Forja de un Rebelde (1990) – Mario Camus (Miniserie TV in 6 puntate)
¡Ay, Carmela! (1990) – Carlos Saura
Belle Époque (1992) – Fernando Trueba
El largo invierno (1992) – Jaime Camino
Terra e libertà [Land and Freedom] (1995) – Ken Loach
Fiesta (1995) – Pierre Boutron
Amor y venganza (1996) – Pilar Miró
Libertarias (1996) – Vicente Aranda
Muerte En Granada (1997) [The Disappearance Of Garcia Lorca] – Marcos Zurinaga
La Hora De Los Valientes (1998) – Antonio Mercero
La niña de tus ojos (1998) – Fernando Trueba
La lingua delle farfalle [La Lengua de las Mariposas](1999) – Josè Luis Cuerda
El Mar (2000) – Agustì Villaronga
El Portero (2000) – Gonzalo Suárez
Silencio roto (2001) – Montxo Armendáriz
El espinazo del diablo [The Devil’s Backbone, La spina del diavolo] (2001) – Guillermo del Toro
El viaje de Carol [Carol’s Journey] (2002) – Imanol Uribe
Soldados de Salamina (2003)- David Trueba
La luz prodigiosa (2003) – Miguel Hermoso
Head in the Clouds (2004) – John Duigan
Para que no me olvides (2005) – Patricia Ferreira
La Batalla del Ebro (2006) – Jorge Martínez Reverte
The anarchist’s wife [La mujer del anarquista] (2008) – Marie Noelle e Peter Sehr
Le 13 rose (2009) – Emilio Martinez
Guerra civil (2010) – Pedro Caldas
Ballata dell’odio e dell’amore (2010) – Alex de la Iglesia
Ispansi [¡Españoles!] (2011) – Carlos Iglesias
Un santo nella tempesta [There be dragons] (2011) – Roland Joffrè
Hemingway and Gellhorn (2012) – Philip Kaufman
Un Dios Prohibido (2013) – Pablo Moreno
Bajo Un Manto De Estrellas (2014) – Óscar Parra de Carrizosa

hanno sullo sfondo la guerra di Spagna
The last train from Madrid (1937) – James P. Hogan
Porque te vi llorar (1941) – Juan de Orduña
Il passo del carnefice (1943)  [The Fallen Sparrow]  – Richard Wallace
Confidential Agent (1945) – Herman Shumlin
Vida en sombras (1948) – Lorenzo Llobet Gracia
The Snows of Kilimanjaro (1952) – Henry King
Murió hace quince años (1954) -Rafael Gil
La noche y el alba (1958) – José María Forqué
Con la vida hicieron fuego (1959) – Ana Mariscal
La paz empieza nunca (1960) – Leon Klimovsky
Tierra de todos (1962) – Antonio Isasi-Isasmendi
… E venne il giorno della vendetta [Behold a Pale Horse](1964) – Fred Zinnemann
La caza (1965) – Carlos Saura
The Prime of Miss Jean Brodie (1969) – Ronald Neame
Volver a empezar (1982) – José Luis Garci
Los Jinetes del Alba (1990) – Vicente Aranda (Miniserie TV in 5 puntate)
Talk of Angels (1998) – Nick Hamm
Primer y último amor (2002) – Antonio Giménez Rico
La puta y la ballena (2004) – Luis Puenzo
Triple agente (2004) – Eric Rohmer
La buena nueva (2008) – Helena Taberna
Pájaros de papel (2010) –  Emilio Aragón

si cita la guerra di Spagna
Kozara  (1962)- Veljko Bulajić
Casablanca  (1942) – Michael Curtiz

i film di finzione italiani
Carmen fra i rossi [Frente de Madrid] (1939) – Edgar Neville
L’assedio dell’Alcazar (1940) – Augusto Genina
Una vita venduta (1976) – Aldo Florio (introvabile)
Volontari per destinazione ignota (1977) – Alberto Negrin

sono correlati con il franchismo
Muerte de un ciclista (1955) – Juan Antonio Bardem
La guerra è finita (1966) – Alain Resnais
Viva la muerte (1971) – Fernando Arrabal
El hombre oculto (1971) – Alfonso Ungría
Lo spirito dell’alveare (1973) – Victor Erice
Casa manchada (1977) – José Antonio Nieves Conde
Los días del pasado (1978) – Mario Camus
Ogro (1979) – Gillo Pontecorvo
De camisa vieja a chaqueta nueva (1982) – Rafael Gil
Réquiem por un campesino español (1985) – Francesc Betriu
El viaje A Ninguna Parte (1986) – Fernando Fernán Gómez
Luna de lobos (1987) – Julio Sánchez Valdés
Madregilda (1993) -Francisco Regueiro
À la vie, à la mort! (1995) – Robert Guédiguian
Silencio roto (2001) – Montxo Armendáriz
Salvador – 26 anni contro (2006) – Manuel Huerga
Il labirinto del Fauno (2006) – Guillermo del Toro
Caracremada (2010) – Lluís Galter
Pa Negre (2010) – Agustì Villaronga

documentari narrativi
Las Hurdes (1933) – Luis Buñuel [sugli eventi precedenti alla guerra civile]
Spanish earth  (1937) – Ioris Ivens [sceneggiatura di Hemingway e Dos Passos, in una versione con voce di Orson Welles
España 1936 (1937) – Jean-Paul Le Chanois (co-sceneggiato con Luis Buñuel)
Victoire de la vie (1937) – Henri Cartier Bresson
L’Espagne vivra  (1938) – Henri Cartier Bresson
Espana (1939) – Esfir Shub
Guernica (1950) – Alain Resnais e Robert Hessens
Morire a Madrid (1963) – Frederic Rossif
Granada, Granada, Granada maya (1967) – Roman Karmen, Konstantin Simonov
Les deux memoires (1974) – Jorge Semprun
Canciones para después de una guerra (1976) – Basilio Martín Patino
Caudillo (1977) – Basilio Martín Patino
La vieja memoria (1977) – Jaime Camino
El Maquis. El movimiento guerrillero en Andalucía (1993) – Alfonso Arteseros
Vivir la utopía (1996) – Juan Gamero
Los niños de Rusia (2001) – Jaime Camino
No pasaran! Memorie di passione e libertà – La guerra di Spagna nel racconto dei protagonisti (2003) – Fabio Grimaldi, Pietro D’Orazio
Almas sin fronteras. La historia jamás contada de los brigadistas internacionales en la Guerra Civil española (2006) – Alfonso Domingo, Anthony L. Geist
La guerra civil en Euskadi [Gerra Zibila Euskadin] (2006)-Koldo San Sebastián
La sombra del iceberg (2007) – Hugo Doménech, Raúl M. Riebenbahuer
Hollywood contra Franco (2008) – Oriol Porta
An Anarchist’s Story: Ethel MacDonald (2009) – Mark Littlewood
Vivir de pie. Las guerras de Cipriano Mera (2009) – Valentí Figueres

documentari narrativi franchisti
Defenders of the Faith (1938) – Russell Palmer [a colori]
Los novios de la muerte (1938) – Romolo Marcellini [Incom]
Espana heroica (Helden in Spanien) (1938) – Fritz C. Mauch, Paul Laven, Joaquín Reig, Carl Junghans
Espana, una, grande, libre (1939) – Giorgio Ferroni
Arriba Espana (1939) – Giorgio Ferroni
No pasaran! (1939) – Giorgio Ferroni
Franco: ese hombre (1964) – José Luis Sáenz de Heredia

Film girati dalla CNT-FAI durante la guerra civile spagnola
Fury over Spain (1937) – Louis Frank e Juan Pallejá
Aguiluchos de la FAI 1
Aguiluchos de la FAI 2
Aguiluchos de la FAI 3
La batalla de Farlete
El cerco de Huesca
La Columna de Hierro (Hacia Teruel)
La conquista del carrascal de Chimillas (Huesca)
Division Heroica (Frente de Huesca)
El ejercito de la victoria
Madrid tumba del fascismo 5
Madrid tumba del fascismo 8
Madrid tumba del fascismo 9
Milicias Antifascistas en Aragon
Bajo el signo libertario
Ayuda a Madrid
Barcelona trabaja par el frente
En la brecha
Entierro Durruti (The mass tribute to B. Durruti)
Reportaje del movimiento revolucionario de Barcelona
Aragon trabaja y lucha
20 de Noviembre
El Instituto Regional Agropecuario
La ultima
Amanecer sobre España
Alas negras
El frente y la retaguardia
El general Pozas visita el frente de Aragon
1937: tres fechas gloriosas
¡Criminales! Bombardeos sobre Barcelona
¿Y tu que haces?
La silla vacia
Momentos de España
Teruel ha caido
La toma de Teruel
¡Nosostros somos asi!
Aurora de esperanza
Nuestro culpable
Barros bajos

Scegliersi la parte

 

Immagine aurelio t.jpg
Il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il presidente dell’AICVAS, Italo Poma, sorreggono la bandiera militare della Seconda Repubblica Spagnola alle spalle di Aurelio Grossi

Il 21 dicembre 2016 alle ore 10 il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha conferito la medaglia della città ad Aurelio Grossi, ultimo combattente volontario italiano repubblicano della guerra civile spagnola. Leggendo la notizia delle righe precedenti si potrebbe essere indotti a pensare ad un gesto lieve di cortesia verso una persona molto vecchia a cui nella vita è capitato di stare dalla parte giusta e che si colga l’occasione del suo essere l’ultimo di una schiera per confermare un giudizio storico già accertato. Ma nulla potrebbe essere più lontano dal vero di questa idea: Aurelio Grossi è il primo combattente volontario italiano a cui, a memoria d’uomo, sia mai stata conferita un’onorificenza dallo stato italiano. Uno stato che, a dire il vero, non è avaro nel distribuire la sue medaglie ma che mai ha pensato di riservarne una per un suo cittadino che scelse di andare a difendere la democrazia spagnola dall’attacco del fascismo. E il motivo appare molto semplice: in quell’avventura i soldati italiano furono spediti a sorreggere il golpista Franco contro le legittime aspirazioni democratiche del popolo spagnolo. L’Italia di Mussolini mandò circa 50 mila soldati, tutti formalmente volontari, e oltre 750 aerei che sperimentarono per la prima volta in Europa i bombardamenti sui civili. Il notevole supporto italiano fu probabilmente determinante per l’affermazione del retrivo e crudele regime di Franco e per gli indiscriminati bombardamenti l’Italia è stata recentemente chiamata a rispondere. Non è questa la sede per un approfondito esame del ruolo politico e militare dell’Italia nella vicenda spagnola ma è certo che quell’azione è parte integrante della strategia mussoliniana che in alleanza con Hitler portò il nostro paese a schierarsi contro la democrazia e la libertà. Ma il ruolo del nostro popolo è stato parzialmente riscattato da 5 mila concittadini che rinunciando, spinti solo dai loro ideali politici, si recarono volontariamente in Spagna per difendere la democrazia. A questi 5 mila connazionali lo stato italiano non ha mai concesso onori e riconoscimenti poiché avrebbe significato onorare chi aveva sparato sul  regolare esercito italiano. Eppure questa barriere non sarebbe dovuta essere insormontabile. Allo stesso modo in cui si è riconosciuto che i partigiani che pure impugnarono le armi contro le truppe al servizio della RSI furono precursori dell’Italia democratica si sarebbe dovuto riconoscere che anche i combattenti repubblicani della guerra di Spagna lo furono. Con un certo velo di ipocrisia gli statunitensi chiamarono i combattenti volontari della Spagna come “antifascisti prematuri”, in realtà le borghesie occidentali furono miopi e tentennanti contro i pericoli fascisti e nazisti che avrebbero voluto strumentalizzare contro il rischio bolscevico e che, invece, gli si ritorsero contro.

A tutt’oggi esiste un deficit di elaborazione, almeno a livello delle burocrazie dello stato, che ha impedito di schierare le istituzioni su una posizione di saggio ravvedimento. Per questo è importante il gesto del sindaco de Magistris. Non solo perché onora un uomo che a 17 anni scelse di lasciare la vita tranquilla e agiata per andare a combattere con l’Esercito Popolare della Seconda Repubblica. Un ragazzo che anche dopo aver perso un occhio nella battaglia di Teruel ritornò a combattere fino alla fine della guerra. Un ragazzo che dopo essere stato rinchiuso nei campi di concentramento francesi venne consegnato dalla Francia sconfitta all’Italia e qui posto al confino per punirlo della sua colpa. Il gesto del sindaco di Napoli è importante perché afferma un principio importante: che l’Italia democratica si è cominciata a costruire durante la guerra di Spagna. Oggi Aurelio Grossi ha 97 anni ed è l’ultimo italiano vivente che ha combattuto in Spagna dalla parte della Repubblica. Quando noi abbiamo inviato la nostra segnalazione al Presidente della Repubblica italiana questi ha rinviato la decisione agli uffici militari che non sono riusciti ad avere il coraggio di compiere questo gesto e forse non era neppure nelle loro possibilità di compierlo. Questo è un gesto politico che il Presidente della Repubblica deve compiere nella sua autonomia politica insieme al ministro della Difesa. Aurelio non ha più alcune ambizione e non aspetta nulla da nessuno ma il suo restare ancora in vita è un’opportunità che egli concede alle istituzioni di questo paese di compiere un gesto di consapevolezza e di maturità. Dopo, tra dieci, venti, cinquant’anni, convegni e medaglie avranno un sapore di archivio, di polvere, di ipocrisia. Oggi c’è ancora spazio per un gesto di coraggio. Quello che Aurelio ha ampiamente dimostrato da quando aveva 17 anni e che lo stato italiano non ha ancora riconosciuto

 

Imperdibile riffa a sostegno de I primi saranno gli ultimi!

zerocalcare

In questi mesi abbiamo cominciato a lavorare al montaggio del film e stiamo pianificando tutte le successive fasi che ci porteranno alla conclusione del progetto. A breve contiamo di darvi degli aggiornamenti sull’avanzamento. Nel frattempo stiamo provando a completare il nostro budget anche con altre iniziative. Vi proponiamo di sostenere il film partecipando ad una riffa con un premio originale e speciale: l’originale su cartoncino della vignetta realizzata per noi da (Z)ZeroCalcare. Abbiamo pensato di suddividere su 90 biglietti (al costo di 5 euro) la possibilità di aggiudicarsi il premio che andrà al fortunato possessore del biglietto che avrà lo stesso numero del primo estratto sulla ruota di Roma all’estrazione del Lotto di sabato 7 gennaio 2017. Potete acquistare un biglietto dai soci dell’associazione CSI di vostra conoscenza oppure scrivere a csi@csi-project.org per avere informazioni su come fare ad acquistare il vostro biglietto. 

Grazie e, soprattutto, in bocca al lupo!

“E quando ho visto i fascisti arrivare, ho preso il treno e sono andato in Spagna”

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I funerali del brigatista internazionale Antoine Pinol

Antoine Piñol è morto il 2 settembre del 2016 all’età di 101 anni. Lo avevamo incontrato nel luglio del 2015 nella sua casa di Le Passage, vicino Toulouse. Prima di lui non avevo mai incontrato un uomo che avesse già vissuto per cento anni e l’idea di intervistarlo sulle sue memorie della guerra di Spagna, accaduta 80 anni prima, era un azzardo a cui andavamo incontro con la serena consapevolezza di compiere un gesto audace ma non sostituibile. Il valore delle sue parole pronunciate dalla sua voce era e resta più grande delle ferite che la sua memoria aveva ricoperto con pietosi veli e vistose cicatrici. Ma la guerra di Spagna gli aveva lasciato oltre a numerose schegge di mitraglia nel corpo anche alcuni vividi ricordi nella mente. Mentre Mauro conduceva l’intervista in francese io, pur non afferrando tutte le sue parole, coglievo lo sforzo del mio amico nel tirargli fuori le risposte che ci attendevamo, comprendevo che Antoine  in alcuni casi ammetteva di non ricordare alcuni particolari su cui lo interrogavamo. Altre volte procedeva spedito nel racconto, sereno, a tratti sorridente ma quasi in difensiva per non lasciarsi scaraventare da noi nel turbinio di quei ricordi di guerra. Eppure era proprio quello che volevamo, era il motivo per cui eravamo arrivati in quel piccolo paesino del sud est della Francia dove trovarono rifugio molti dei combattenti internazionali dopo la sconfitta subita in Spagna. Nei mesi successivi la sua intervista è stata sbobinata e tradotta e così ho potuto finalmente conoscere esattamente quello che ci aveva detto. Quell’uomo fragile, consapevole della fine prossima del suo viaggio, ci aveva regalato alcuni passaggi affilati come lame, come quando ci raccontò del motivo per cui era andato  a combattere in Spagna: “quando ho visto arrivare i fascisti, ho preso il treno e sono partito“. Dunque la cifra di quell’uomo era sempre stata quella, sintetica, diretta, estremamente efficace. Negli ultimi anni, dopo la morte della moglie che aveva conosciuto in Spagna, Antoine è restato solo. A prendersi cura di lui una vicina di casa, a cui la moglie poco prima di morire lo aveva affidato: Janine. Cosa che lei ha fatto fino alla fine. Quando abbiamo appreso della sua morte Mauro ha chiamato Janine e lei ci ha raccontato degli ultimi tempi, Antoine s’era gravemente ammalato e la malattia gli creava incubi che lo strappavano al sonno. Antoine, spero che tra le tante immagini che si sono affacciate alla tua mente tra le ultime ci siano state anche quelle della terra libera di Spagna. Scusaci se t’abbiamo trascinato con insistenza nei ricordi terribili di quella guerra. Adesso tocca anche a noi raccontare i tuoi ricordi. Non può essere la stessa cosa ma faremo del meglio di cui siamo capaci. ¡Salud y República!

 

Grazie!

Ieri, domenica 24 luglio, alle 24 si è conclusa la nostra campagna di crowdfunding, con un rush finale davvero sorprendente. Dopo aver dato conto in tempo reale sulla nostra pagina facebook del suo andamento vi diamo un primo resoconto a mente fredda.
Sulla piattaforma di Produzioni dal Basso abbiamo raccolto: 4833 euro
Fuori dalla piattaforma abbiamo raccolto: 329 euro (comprensivi della vendita della tavola di Alessio Spataro)
Il totale è: 5162!
Alcuni bonifici sono ancora in corso di esecuzione per cui la cifra finale potrebbe essere un po’ diversa
Il totale raccolto è una cifra lorda a cui dobbiamo sottrarre i costi di gestione della piattaforma di crowdfunding, i costi delle transazioni di Paypal e altre spese di gestione per le nostre iniziative pubbbliche, questi costi ammontano a poco meno del 10% (esattamente 372,13). Dunque l’esito netto è: 4789,87 euro. Da questa cifra dovremo ricavare anche la produzione e l’invio dei perks (dvd e altri gadget) per i sottoscrittori che possiamo stimare avere un costo di circa il 10-15% del totale (500-700 euro), il che ci porterebbe ad una cifra disponibile di circa 4000 euro.
Sappiamo che a settembre ci sarà un’asta a nostro favore organizzata dalla Galerie Thierry Chauvelot e magari potrebbe arrivare anche qualche altra sorpresa.
I donatori sono stati oltre 100!  Abbiamo trovato anche due nuovi produttori, Francoise Piccinno e Giancarlo de Vivo (diciamo anche quasi 3 contando l’incredibile impegno su tutti i fronti di Andreas Znz) e chissà che non ne spunti un altro!
Per noi è stata un’esperienza incredibile che ci ha messo in contatto diretto con tantissime persone, ci ha permesso di capire meglio quanto sia sentita ed importante la storia che stiamo raccontando.
Questo viaggio continua ma ora siamo molti di più a farlo insieme.
grazie!

L’ultima frontiera

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Esino Marinelli – Brigata Garibaldi

Chi segue il nostro lavoro sa che le interviste ai reduci le abbiamo terminate nel settembre dello scorso anno, incontrando Aurelio Grossi. Mentre ci trovavamo nell’organizzazione della fase della post-produzione mi arriva un messaggio su facebook da una ragazza di Mantova che mi informa di conoscere un reduce della guerra di Spagna, Diviso Marinelli, che ha combattuto nell’esercito fascista. Le spiego che il nostro lavoro non contempla le interviste con i reduci dell’altro versante non perché noi non sentiamo interesse per la loro storia e neppure per una sorta di astio che certo non possiamo permetterci: studiando la storia delle Brigate Internazionali abbiamo ben capito come già loro distinguessero nettamente tra fascismo e soldati dell’esercito fascista che per lo più era povera gente senza nessuna velleità politica. Semplicemente era fuori dal tema del film, il nostro film vuole parlare delle scelte individuali in nome di ideali di libertà e, quindi, il percorso delle interviste è tracciato da una sola parte. Ma lei non mi aveva ancora detto tutto, questa storia era molto più complessa di come poteva sembrare. Innanzitutto per una questione di definizione, sebbene inquadrato nel CTV (il corpo volontario), Diviso non aveva scelto liberamente di partire ma era stato iscritto nelle liste da un suo compaesano (tal Olivo Cuoco). Episodio chiarificatore sulla natura di quei soldati ma questo non spostava la questione, Diviso era parte di un’altra storia. Fino a quando non mi rivela un elemento assolutamente inaspettato: Diviso Marinelli aveva combattuto a Guadalajara e in quella battaglia era morto suo cugino, Esino Marinelli, combattente della Brigata Garibaldi.

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il retro della foto di Esino Marinelli

In un primo tempo non riuscivo a credere di essermi imbattuto in una storia tanto intricata, inquietante e drammaticamente simbolica, fino al punto di sembrare un film nel nostro film. A quel punto ho cominciato una serrata verifica delle fonti, sia su Diviso sia su Esino. Ho controllato lo stato di servizio di Diviso, i documenti negli archivi dell’INSMLI: tutto tornava. I due cugini avevano combattuto uno contro l’altro nella stessa battaglia. Più procedevo nella ricerca più trovavo dettagli e conferme inaspettate. La divisione di Diviso, Fiamme Nere, e la brigata Garibaldi si erano affrontate direttamente nei pressi della città di Brihuega e nell’assalto al Palazzo Ibarra. Leggendo il diario di Diviso Marinelli ho trovato le tracce della sua presenza nei dintorni di Brihuega e del Palazzo Ibarra proprio nei giorni di quegli scontri. I due cugini non erano solamente presenti nella battaglia di Guadalajara (che dura 15 giorni su un fronte di decine di chilometri), Diviso ed Esino si erano letteralmente sparati addosso tra i giorni 11 e 14 del Marzo del 1936. Per uno strano caso del destino, nonostante Esino fosse un combattente come tanti altri, trovo molta documentazione su di lui. Alcune notizie mi lasciano stupefatto. Attraverso un mio amico storico vengo a conoscenza di una lettera scrittagli dalla madre un mese prima della sua morte, una lettera che non gli è mai giunta perché sequestrata dalla censura fascista. Trovo una testimonianza diretta sul ferimento di Esino nel libro su Guadalajara di Olao Conforti, che lo vuole presente il 14 sera presso il posto di medicazione di Torija, qualcuno dei suoi compagni descrive come è vestito, giubba kaki e maglione nero, è ferito alle gambe. Forse è stato ferito proprio durante l’assalto che le Brigate Internazionali fanno contro le truppe fasciste asserragliate lì dentro. Ma Diviso dov’è il 14 marzo? Per caso è proprio nel Palazzo Ibarra? Forse hanno combattuto uno contro l’altro nel giorno in cui probabilmente è stato ferito Esino? Dal diario di Diviso non si evince.

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mappa della battaglia di Guadalajara

A questo punto so troppe cose su Esino Marinelli. So che era emigrato in Francia all’età di 12 anni con il padre, dopo la morte del padre rimane in Francia come operaio nelle industrie metallurgiche e con quel che guadagna mantiene la sua famiglia restata a Genga. So che diventa un militante comunista ricercato dall’OVRA. Quando si formano le Brigate Internazionali è tra i primi a partire e nell’ottobre del 36 è già in Spagna a combattere. Partecipa alle battaglie di Cerro Rojo, Pozuelo, Boadilla Mirabueno, Majadahonda, Arganda, difende Madrid alla Casa del Campo. Trovo la testimonianza di un suo commilitone sul ferimento che lo porterà alla morte una settimana dopo:  riferisce che è stato colpito assaltando un carro armato con bombe a mano. A quel punto capiamo che dobbiamo raccontare la sua storia, capiamo che la sua vicenda e quella di suo cugino rappresentano in modo straordinario la spaccatura verticale prodotta dalla guerra di Spagna. E solo Diviso può  ancora raccontarcela con le parole di un testimone diretto.

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Intervista a Diviso Marinelli- Mantova 16 luglio 2016

Sappiamo che non sarà un’intervista facile, sarà diversa dalle altre, non solo per il ruolo di Diviso nella guerra ma anche perché noi gli porteremo delle informazioni sulla vita e sulla morte di Esino di cui lui non è mai stato a conoscenza per 80 anni. Lo facciamo nella convinzione che Diviso voglia sapere e nella speranza che possa ricordare altri particolari che aiutino ad inquadrare meglio questo episodio i cui contorni probabilmente conserveranno per sempre un margine di incertezza ma i cui dettagli emersi sono carichi di esemplare drammaticità.

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Diviso in Spagna (il primo da sinistra)

Quest’intervista ci ha riservato momenti di drammatica tensione, i materiali che abbiamo portato a Diviso gli hanno risvegliato ricordi sopiti, inaspettati e sorprendenti. Ancora una volta questa storia ci eccede, ci spiazza, ci interroga sulla nostra capacità di saperla raccontare. Dobbiamo riguardare il materiale, rifletterci su. E’ una storia importante, l’ultima, la più estrema. Il caso ha voluto che la incontrassimo al termine del nostro viaggio e noi non ci siamo sottratti.

 

 

L’ultima settimana

Manca un’ultima settimana per la conclusione (domenica 24 luglio) del crowdfunding per realizzare il nostro film. Siamo felici di quello che già avete fatto per noi, ora serve un ultimo impegno per assicurarci che il film venga realizzato, presto e al meglio. Siamo all’ultima curva prima del traguardo!

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Biliardino di Alessio Spataro per I primi saranno gli ultimi

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La tavola che vedete raffigurata qui proviene dalla graphic novel Biliardino di Alessio Spataro che ce ne ha fatto dono come perk per la campagna di crowdfunding del film I primi saranno gli ultimi, associata ad una donazione di 150 euro.

Biliardino racconta la storia di Alejandro Finisterre, poeta, inventore, editore a cui si deve l’invenzione del biliardino. Alejandro Finisterre fu ferito nel novembre del 1936 in un bombardamento su Madrid ad opera delle forze franchiste. Ricoverato in un ospedale di Montserrat insieme a molti bambini mutilati ed impossibilitati da giocare al gioco del calcio inventò il biliardino per permettere loro di poter ancora divertirsi.

Chi ha amato l’avvincente libro di Alessio Spataro, chi vuole conservare un ricordo di questa storia può avere questa tavola facendo una donazione a favore del film I primi saranno gli ultimi. Un modo per far incontrare ancora una volta due storie che 80 anni fa si intrecciarono in modo indelebile. Chiunque fosse interessato ad acquistare questa tavola può scrivere a csi@csi-project.org
grazie, ne faremo un buon uso.
Seguiteci su:
https://www.facebook.com/iprimisarannogliultimi/

Altre notizie su Biliardino qui:
http://alessiospataro.blogspot.it/2015/01/biliardino-bao.html
http://www.baopublishing.it/shop/dettaglio/978-Biliardino
http://www.fumettologica.it/2015/10/biliardino-intervista-alessio-spataro

Esa lámina original es del cómic Futbolín de Alessio Spataro. El autor  nos la ha regalado como “perk” para la campaña de crowdfunding del documental “Los primeros serán los últimos” (I primi saranno gli ultimi). Para conseguirla hay que contribuir al proyecto con 150 euros.
Futbolín cuenta la historia verdadera de Alexandre de Fisterra, poeta, inventor y editor. Fue el inventor del futbolín. En noviembre 1936, Alexandre de Fisterra quedó herido en uno de los bombardeos  franquistas de Madrid durante la Guerra Civil Española. Estuvo ingresado en un hospital de Montserrat junto à muchos niños mutilados que no podían jugar al futbol. Por eso inventó el futbolín, para que los niños pudieran divertirse.
Futbolín acaba de ser publicado en España (http://www.megustaleer.com/libro/futbolin/ES0148035). Si quieres guardar un recuerdo de esta historia, puedes conseguir esa lámina a través de una contribución en la plataforma crowdfunding del documental. Es una manera para hacer encontrar una vez más estas historias que se cruzaron indeleblemente hace 80 años. Cualquiera persona interesada en comprar esta lámina puede también escribir a : csi@csi-project.org

Muchas gracias!
La página crowdfunding:
https://www.produzionidalbasso.com/project/i-primi-saranno-gli-ultimi/
Síguenos en Facebook:
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Páginas de Alessio Spataro:
https://www.facebook.com/Alessio-Spataro-89950132206/

Mas sobre futbolín:

http://www.elcultural.com/noticias/letras/La-lista-final-para-la-Eurocopa/9412
http://www.libropatas.com/comics/futbolin-comic-recuperar-la-novelesca-biografia-del-inventor-del-futbolin

International teaser

We present the international teaser of the documentary “The first shall be the last”. It has subtitles in english, french and spanish

 

 

 

Il teaser

Quello che vedete qui è il primo estratto che abbiamo montato dal nostro materiale. E’ il frutto della visione e della scalettatura di diverse decine di ore tra girato e filmati di repertorio. Il girato prima di essere selezionato è stato tradotto in italiano e successivamente tradurremo il montato anche in altre lingue. Le nostre immagini provengono da fonti di ripresa diverse (una reflex e due smartphone) e, quindi, devono essere omogeneizzate con un significativo lavoro di correzione del colore. L’audio degli autori è stato ripreso volontariamente (ma anche necessariamente) in modo ambientale e, quindi, richiede un trattamento per renderlo più intellegibile. Stiamo scegliendo e componendo delle musiche originali per il nostro progetto. Se vuoi sostenere questo progetto puoi farlo in molti modi, contribuendo alla campagna di crowdfunding, diffondendo la nostra comunicazione o anche entrando nella squadra che ci sta lavorando. Sarà un viaggio lungo ma affascinante, fatelo insieme a noi!

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Un ringraziamento speciale ai nostri Mediapartner che ci stanno sostenendo nella comunicazione in questa fase

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Storia dei Film Logo

 

 

e all’associazione dei reduci combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna che ci ha concesso il patrocinio

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Salite tutti a bordo: parte la campagna di crowdfunding!

20160505_191854Il nostro viaggio è a un punto cruciale. Dopo 3000 km, oltre 50 ore di girato, 20 ore di materiale di repertorio catalogato, 5 interviste realizzate tra Roma, Toulouse e Napoli e innumerevoli ore passate a visionare, etichettare e tradurre tutto il materiale, siamo pronti a partire per la seconda tappa: con Giorgia Amodio, che ha affrontato con coraggio un enorme lavoro di catalogazione, e con il supporto di Matteo Cusato abbiamo montato un trailer, con le musiche di Pasquale Mollo, che potrete vedere dal 15 maggio nella pagina dedicata alla nostra campagna di crowdfunding pdb-iprimisarannogliultimi. La pagina è già attiva e la potete visitare ma la campagna partirà domenica 15 maggio.

Dietro a tutto questo c’è anche il grande lavoro che stanno facendo tutti i membri del CSI Consorzio Sperimentazione Immagine sia nell’organizzazione che nella comunicazione. Come vedete siamo in tanti. Ci teniamo a dire che il nostro lavoro di autori, come anche tutto il lavoro organizzativo, verrà svolto a titolo gratuito. Riteniamo però che sia necessario, oltre che giusto, retribuire, seppure non adeguatamente, le persone chiamate a dare il loro contributo professionale. Altrettanto necessario è coprire i costi vivi di questa fase del progetto. Con i contributi della campagna contiamo quindi di finanziare una coda produttiva comprensiva di animazioni grafiche, tutta la post-produzione e la fase di distribuzione. Il rilascio del film è previsto entro la fine del 2016, nell’80esimo anniversario dell’inizio della Guerra Civile Spagnola.

In quella macchina che, nella notte del 15 aprile 1937, a Vinaròs, attraversò le linee nemiche a fari spenti, c’erano due uomini che volevano tornare a tutti i costi a combattere insieme ai compagni, sull’Ebro. Erano in due ma probabilmente non si sentivano soli. Quel gesto, piccolo o forse enorme, ha fatto la storia, la nostra storia. A noi spetta raccontarlo.

Grazie a tutti quelli che ci aiuteranno a portare a termine questo viaggio.

Parlando con Vicent

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Qualche giorno fa ho finito il lavoro di revisione del materiale dell’intervista che abbiamo fatto a Vicent Almudever, la seconda realizzata in Francia dopo quella fatta a suo fratello Josep. Adesso manca solo quella di Antoine Pinol, la più breve delle tre. Sono in francese e quindi, per poterci lavorare si è reso necessario fare una traduzione sintetica col minutaggio che ci permetta di individuare e scegliere i pezzi che ci interessano. Solo l’intervista di Vicente sono circa tre ore di girato e, fatti i conti, non potremo utilizzarne che una ventina di minuti al massimo. La verità è che non mi sembra possibile, oggi, ridurre in venti minuti una storia che stava già stretta in tre ore di girato, e nelle sette o otto ore passate insieme. La storia di un ragazzo che voleva fare il calciatore o il musicista ma che la guerra ha portato altrove.

Vicent aveva fatto un provino per il Valencia FC, era bravo, l’allenatore gli disse di tenersi pronto, che l’avrebbe richiamato, ma due mesi dopo ci fu il golpe e non arrivò nessuna chiamata. L’altra passione era il contrabbasso, suonava nella banda, ma pochi giorni dopo lo scoppio della guerra i falangisti andarono a casa sua e gli portarono via lo strumento. Ci ha detto: “La guerra ha distrutto la vita di migliaia di giovani spagnoli come me”. Vicent, a diciannove anni, ha fatto la sua scelta. Si è arruolato volontario ed è andato a combattere e non ha smesso fino a quando la guerra non era finita, male purtroppo, e si è rifugiato in Francia, dove ancora vive. Durante la guerra ha rifiutato un posto da traduttore a Madrid (nato a Marsiglia da genitori spagnoli, conosceva il francese) per restare al fronte, per continuare a combattere per quello in cui credeva. E ancora oggi Vicent rivendica la sua scelta e nonostante tutto quello che ha significato per lui, potrei dire, la ama.

Per me questo, in un’epoca che antepone a tutto il raggiungimento degli obiettivi personali e della propria realizzazione, testimonia del fatto che la padronanza e la ricchezza del proprio percorso sta anche nella capacità di incontrare il proprio tempo e i percorsi degli altri, nel senso più ampio del termine. È questo il senso dell’espressione credere nel futuro?

Nuove risorse per la prossima fase

Con l’intervista ad Aurelio Grossi riteniamo sostanzialmente conclusa la fase di produzione. Per l’editing del documentario stiamo cercando un montatore interessato a questo progetto. Per sostenere i costi di questa fase intendiamo organizzare una raccolta di fondi attraverso una campagna di crowdfunding.  Chi fosse interessato al progetto può prendere contatto con gli autori attraverso la pagina facebook dell’associazione CSI – Cornsorzio Sperimentazione Immagine oppure all’indirizzo di posta elettronica: csi@csi-project.org.

 

L’ultimo combattente per la libertà

«Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è lei, e quando c’è lei non ci siamo più noi.» Epicuro. Lettera sulla felicità

Incontro con Aurelio Grossi. L’ultimo italiano combattente volontario della guerra civile spagnola
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Aurelio Grossi con la troupe di “I primi saranno gli ultimi” Napoli – 13 settembre 2015

Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto avevo chiaro il mio obiettivo, sapevo che volevo incontrare gli ultimi combattenti volontari della guerra di Spagna per ricordare il valore del loro impegno. In un lavoro di questo tipo è insito il valore del passato, è chiaro che si fa perno sul passato per affermare un valore assoluto. Ero consapevole del fatto che per me aveva un grande significato incontrare fisicamente chi tanti anni fa aveva fatto quella scelta. Sapevo che che la presenza in vita era un legame forte. Il fatto che loro fossero ancora vivi mentre anche io lo sono è la finestra di opportunità che ho per raccogliere la loro testimonianza personale. Eppure  a quel tempo, prima di incontrarli, ero convinto che il mio lavoro era rivolto soprattutto alla storia e al passato. Qualcosa è cambiato sin dalla prima intervista con Josè Almudever ma è stato l’incontro con Aurelio Grossi che mi ha definitivamente fatto comprendere come stessero realmente le cose.

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La famiglia Grossi, prima di imbarcarsi da Buenos Aires alla volta della Spagna 11 Agosto 1936

Appena venuto a conoscenza dell’esistenza in vita di Ada e Aurelio Grossi ho cercato di incontrarli. Dalle prime notizie che avevo raccolto avevo capito che Ada aveva avuto un repentino peggioramento delle sue capacità di ricordo negli ultimi mesi e che per questo sarebbe stato difficile ottenere un’intervista ponderata da lei ma forse non impossibile. Per quanto concerneva Aurelio, invece, avrei dovuto rassegnarmi all’impossibilità di incontrarlo in quanto  le sue condizioni fisiche non permettevano più alcun contatto. Organizzare l’incontro con Ada non fu facile ma alla fine, ottenuto il consenso, non restava che fissare una data. Sentivo l’urgenza di incontrarla quanto prima, di registrare la sua voce, la voce di Radio Spagna libera, perché temevo, data la sua età avanzata, che qualcosa potesse impedirmelo per sempre. Questo timore altro non era che una forma con cui si manifestava quell’urgenza che mi aveva spinto ad iniziare questo documentario. Dopo diversi rinvii avevamo pianificato di incontrarci ai primi di settembre, eravamo alla fine di luglio e lo stato di salute di Ada non destava preoccupazioni. Ma un pomeriggio dei primi giorni di agosto arriva la notizia, Ada era morta. Mi sono sentito spiazzato, privato di una possibilità, beffato dal destino. I numeri assumevano significati simbolici: la notevole estensione della sua vita mi appariva come il grande arco temporale che il caso mi aveva offerto di incontrarla, la piccola distanza tra la mia città e la sua era la facilità che avrei potuto avere per raggiungerla e la piccola differenza di giorni tra la sua morte il giorno del nostro incontro prefissato una crudele beffa del destino oppure il sintomo di una mia incapacità. Con lei sfumava la possibilità di raccogliere dalla loro viva voce tutta la storia della famiglia Grossi che, invece, mi appariva di straordinario interesse.  I documenti video che raccolgono la loro testimonianza erano quasi del tutto inesistenti (se si esclude un’intervista amatoriale effettuata da una scolaresca di Napoli). In qualche modo il mio “errore” era anche un danno alla memoria collettiva, anche tenuto conto del poco che possa valere il mio lavoro di documentazione. Per me quella storia si concludeva bruscamente con la morte di Ada.

Eppure non riuscivo ad arrendermi a quell’idea, in qualche modo ne ero restato ossessionato sin dal primo momento in cui ne avevo sentito parlare. Non riuscivo a credere che in Italia fossero ancora presenti dei reduci combattenti volontari della guerra di Spagna. Ed io non essere riuscito ad incontrarli. Rimuginando su questo capii che me era diventato fondamentale incontrare Aurelio, anche se non avrebbe potuto dirmi nulla e nulla avrebbe potuto ascoltare da me. Pensavo che testimoniare la sua presenza in vita sarebbe stato, comunque, sufficiente per una ricognizione storica su di lui e la sua famiglia. Alla fine sono riuscito ad ottenere il permesso di un’intervista rilasciata dal prof. Aragno o dalla stessa nipote di Aurelio, Sylvia G. Grossi (figlia di Ada), da svolgere alla presenza di Aurelio. Quello mi sarebbe bastato per ricomporre all’interno di un frame video quell’unità di immagine e di parola di cui avevo bisogno per riproporre con vividezza il discorso sulla partecipazione volontaria alla guerra di Spagna.

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Aurelio Grossi Adolescente in Argentina

Con i compagni della troupe andiamo a Napoli, arriviamo a casa Grossi, scambiamo due chiacchiere con Sylvia e suo figlio Aitor che ci accolgono con calore, piazziamo la videocamera e le luci, avvisiamo che siamo pronti a girare, possono chiamare Aurelio.  Io avevo posizionato le luci e le sedie per tenere l’interlocutore in primo piano e Aurelio, per qualche minuto in secondo piano, magari rivolto verso la finestra. Quando lo vedo arrivare sento come se la storia, quella che andrebbe scritta con la s maiuscola, entrasse nella stanza. Mi avevano detto che Aurelio non poteva vedermi, ascoltarmi o parlarmi quindi quella figura che guardavo entrare era tutto ciò che potevo avere di lui. Un uomo vecchissimo, camminava curvo ma con un volto disteso e buono, appariva distante da noi ma non offeso dalle ingiurie del tempo. Questo era tutto quello che restava di quel ragazzo che giovanissimo decise di spostarsi dall’Argentina per andare in Spagna a combattere per la libertà e contro il fascismo. E in quella lotta subire enormi perdite, pagate a caro prezzo per tutta la vita. A qualcuno potrebbe sembrare poco ma per me era già tanto.

Aurelio si siede affianco a sua nipote che gli dice, urlando nell’unico orecchio che ancora percepisce dei suoni, chi siamo e cosa siamo venuti a fare. La mia prima sorpresa: ma dunque Aurelio può sentirci. Pensai che fosse solo un’affettuosa premura nei suoi confronti e, invece, quando Sylvia gli dice che siamo dei cineasti venuti per ascoltare la sua storia Aurelio ci sorride e rotea la mano come a dire: “niente di meno!”. Dunque Aurelio comprende quello che gli si dice! In quel momento ho capito che Aurelio era ancora tra noi, non era solo un corpo. L’intervista riserva diverse sorprese, tra cui una considerazione di George Orwell, raccolta direttamente dal nonno di Sylvia e padre di Aurelio, Cesare Grossi, durante uno scambio con lo scrittore. Aurelio, in diversi momenti, risponde a semplici domande di Sylvia e pur tra mille non ricordo riesce ancora a puntualizzare diverse cose che gli sono rimaste nella memoria. Riesce a comunicare con molto sforzo, non solo con la gestualità delle mani ma anche con un filo di voce che interpretiamo insieme al labiale. Per me è una sorpresa grandissima e bellissima, perché siamo riusciti ad entrare in contatto. Alla fine, noi tutti lo ringraziamo, per la sua vita spesa per libertà e per averci dedicato attenzione ed energie. Aurelio, l’ultimo italiano combattente volontario della guerra di Spagna ancora in vita, raccoglie le sue forze e stringendoci con affetto le mani ci dice sottovoce: sono io che ringrazio voi.

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Aurelio Grossi con la troupe di “I primi saranno gli ultimi”. Napoli – 13 settembre 2015

In quel momento comprendo il vero motivo che mi ha spinto in questa impresa. Volevo ringraziarli, farlo con la mia voce, che mi udissero, prima che se ne andassero tutti per sempre. Per questo dovevo farlo subito finché qualcuno di loro era ancora vivo.  Ma questi eroici ragazzi non smettono di stupirmi e alla fine sono loro che mi ringraziano per essere andato a sentire la loro storia. Allora c’era bisogno di questo incontro, allora questo nostro lavoro è utile. Ora ho capito che la forza più grande che mi spinge a raccontare le loro storie non è la gloria del passato ma il presente, quel tempo in cui si è in vita, noi e loro. Quella vita che loro hanno speso e continuano a  spendere per la libertà, di tutti, con infinita generosità. E che resta il solo modo che io conosca per onorare il tempo che la vita concede.

Il futuro e la paura

Trascrivo l’incipit del romanzo di Milan Kundera, La lentezza, edito in Italia da Adelphi. Mi è capitato di riprenderlo in mano qualche giorno fa, dopo tanti anni, e mi ha colpito questo brano per la relazione che istituisce tra paura e futuro, che mi sembra avere a che fare con la storia che stiamo tentando di raccontare.

Ci è venuta voglia di passare la serata e la notte in un castello. In Francia, molti sono stati trasformati in alberghi: un fazzoletto di verde sperduto in una distesa di squallore senza verde; un quadratino di viali, alberi, uccelli al centro di una immensa rete di strade. Sono al volante e osservo, nello specchietto retrovisore, una macchina dietro di me. La freccia di sinistra lampeggia e tutta la macchina emette onde di impazienza. Il guidatore aspetta il momento giusto per superarmi; spia questo momento come un rapace che fa la posta a un passero.
Mi moglie Vera mi dice: “Sulle strade francesi ogni cinquanta minuti muore un uomo. Guardali tutti questi pazzi che corrono accanto a noi. Sono gli stessi che sanno essere così straordinariamente prudenti quando sotto i loro occhi viene scippata una vecchietta. Com’è possibile che quando guidano non abbiano paura?”.
Che cosa rispondere? Questo, forse: che l’uomo curvo sulla sua motocicletta è tutto concentrato sull’attimo presente del suo volo; egli si aggrappa ad un frammento di tempo scisso dal passato come dal futuro; si è sottratto alla continuità del tempo; è fuori del tempo; in altre parole, è in uno stato di estasi; in tale stato non sa niente della sua età, niente di sua moglie, niente dei suoi figli, niente dei suoi guai, e di conseguenza non ha paura, poiché l’origine della paura è nel futuro, e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere.

Mi ha colpito che l’assenza del sentimento della paura fosse associato a una sorta di affrancamento dal futuro. Ho pensato agli uomini che abbiamo intervistato e agli uomini e alle donne che hanno fatto la stessa scelta, che come ho già scritto in questa sede, sono convinto siano andati a combattere in Spagna proprio per difendere il futuro nel quale credevano, perché avevano una precisa e consapevole nozione di futuro, collettiva certo, ma anche individuale, se non altro perché membri di quella collettività. E mi sono chiesto se, in azione, anche loro trovavano la forza per combattere e rischiare la vita proprio astraendosi da essa: senza età, senza genitori, fratelli, mogli, figli. Con le debite proporzioni tra una corsa in moto e la partecipazione a una battaglia, tra un sorpasso a 200 km/h e l’uscita da una trincea sotto il fuoco di una mitragliatrice, per il contesto e, ancor di più, per le motivazioni.

Uomini e donne che, nel momento di difenderlo a costo della propria stessa vita, dovevano dimenticare, astrarsi temporaneamente dal futuro per cui erano andati a combattere. E’ questo il paradosso, solo apparente intuisco adesso, che mi ha colpito.

Con Joseph, Vincent e Antoine abbiamo parlato anche di paura. La prima risposta alla domanda hai avuto paura? è stata un secco no. Poi, continuando a parlare abbiamo capito che quel no nascondeva un concetto più articolato. Non me lo potevo permettere, non potevo dare il cattivo esempio, mostrare agli altri che avevo paura. Mi obbligavo a non pensarci. Quasi che la paura fosse una cosa contagiosa e che non si potesse rischiare di trasmetterla agli altri. Era anche questo il modo di farsi forza in trincea. In trincea perché la paura è figlia dell’attesa, non dell’azione, come in fondo dice Kundera. A meno che nell’azione non ci si trovi coinvolti per circostanze diverse, non sempre dettate dalla volontà. E questo non è il caso dei nostri uomini, che hanno sempre scelto di essere in prima linea, hanno sempre voluto fortemente combattere. Desiderato, direi, esserci, senza sconti. Uomini che sono stati i primi e che sono oggi, per un insieme di ragioni che il nostro lavoro cercherà di rintracciare, gli ultimi.

Il dovere dell’eccezionalità

20150712_185859Avevo già incontrato Vicente Almudever, nel 2011 a Barcellona. Avevo notato la sua innata allegria, la voglia di fare festa insieme a noi e di cantare le canzoni repubblicane, soprattutto Ay Carmela che parla della battaglia dell’Ebro. Non avevo avuto modo di parlargli ma me n’ero ugualmente fatto un’idea. Ritenevo fosse un uomo comune finito nel tritacarne di quella orribile guerra e che, uscitone miracolosamente vivo, amasse ricordarne gli aspetti meno cruenti e meno problematici. Devo essere sincero, supponevo che avesse avuto in quella guerra un ruolo defilato, si sa, le guerre si combattono anche negli uffici, negli ospedali, nelle retrovie. Ma era pur sempre un soldato volontario e per questo gli rendevo onore. Quando l’ho incontrato nuovamente nel 2015, per intervistarlo, ci si è mostrato gentilissimo, accogliente, ci ha invitato a pranzo in un ristorante e poi, con diligenza e inflessibile resistenza si è offerto a tutte le nostre domande. Durante l’intervista il suo piglio era compito, puntuale, senza sussulti, senza deviazioni. Davanti ai nostri occhi srotolava la sua storia senza enfasi guerresca. Ma il quadro che raccontava la sua biografia acquisiva tinte del tutto inaspettate. Scopro che non era stato un soldato delle retrovie e che, anzi, quando gli ordinarono di andarvi, per svolgere la funzione di interprete, si rifiutò di farlo. Vengo a sapere che è tra quegli uomini che hanno partecipato all’ultima grande battaglia della guerra civile, ha fatto la traversata dell’Ebro sotto lo sbarramento delle mitragliatrici nemiche e, ci rivela, che a quella battaglia avrebbe potuto non parteciparvi ma che fece di tutto per esserci. Ci racconta di essere stato anche per qualche mese commissario politico della sua compagnia. Un ruolo per il quale, se catturati, si era immediatamente fucilati. Vicente viene da una famiglia circense e nella vita avrebbe voluto svolgere un’attività creativa  o sportiva. Non era nato per la guerra ma quella guerra ha sentito il dovere di combatterla. E di farlo fino in fondo. Solo ora comprendo che Vicente era un uomo normale a cui la storia ha chiesto di scegliere, e lui ha scelto la parte che sentiva più giusta, anche se era la più difficile e lontana dalla sua natura pacifica. Quando andiamo via ci regala bottiglia di Cherry, è felice che siamo andati ad ascoltare la sua storia. E forse spera che sapremo raccontarla bene. Quando siamo già in macchina, lui è in piedi sul marciapiedi, con una mano si appoggia al suo bastone, con l’altra ci saluta, sorridendo. Poi stringe il pugno. Vicente è ancora comunista, questo non ce l’aveva detto, forse perché non glielo avevamo chiesto. Ma lui vuole che noi lo sappiamo. E’ l’ultima cosa che ci fa sapere. Speriamo di riuscirci a raccontare la sua storia. Bene, come merita.

Quello che resta.

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Josè Almudever. Uno degli ultimi reduci delle Brigate Internazionali della Guerra di Spagna

Quando ho deciso di imbarcarmi in quest’avventura il primo sentimento che ho provato è stato quello dell’incredulità. Non credevo che saremmo riusciti a rintracciare ed incontrare i reduci dei combattenti volontari di questa guerra, non credevo che avrebbero avuto la lucidità di raccontarci la loro storia, i loro sentimenti, i loro ricordi. Eppure quando abbiamo stabilito un contatto con loro abbiamo preparato delle lunghe ed articolate interviste che rappresentavano tutta l’ansia che avevamo di comprendere la loro vita. L’incontro con loro è stato in ogni caso spiazzante. Josè, 96 anni, è in perfette condizioni fisiche e mentali. Appena lo incontriamo ci porta in giro per la sua casa cosparsa di cimeli, ci sommerge di parole. Ci attendeva con un fazzoletto rosso al collo e una bandiera della Repubblica spagnola. Il primo impatto è straniante, temo che non abbia voglia di ascoltarci e che possa solamente esternarci qualche generico e cristallizzato ricordo. Lo lasciamo parlare, gli  chiediamo dettagli di ogni targa e foto che ci mostra. Alla fine ci sediamo e cominciamo l’intervista. La voce è bassa, spesso monotona, a tratti si fa dolente. Sono concentrato sulle espressioni del suo volto che cerco di illuminare con la dignità che merita, al meglio della mia attrezzatura da viaggio e delle mie qualità di operatore cinematografico. L’intervista è in francese e non sempre colgo il senso delle risposte ma seguo la progressione nella lista delle domande che abbiamo preparato. Nella pausa pranzo siamo invitati a mangiare con lui e altri suoi ospiti. Sono due ragazzi spagnoli, a giudicare dalle loro parole ritengo che siano anarchici, e un signore colombiano che sta per partire per un viaggio in bici in Iran. Mangiamo insieme la Paella, un piatto tipico di Valencia, la città che Josè ha difeso fino all’ultimo giorno. I ragazzi vorrebbero esprimere le loro perplessità sull’atteggiamento dei comunisti durante la guerra ma lo fanno sottovoce, sanno che Josè è un comunista e non vogliono contrariarlo, per loro resta comunque un eroe, un uomo che ha combattuto per i suoi ideali. Josè ha avuto contrasti con gli anarchici, ci ha raccontato un episodio molto toccante e triste, non condivideva le loro posizioni eppure non li odia, probabilmente non l’ha mai fatto. Durante la pausa pranzo Mauro si addormenta su una sedia, Josè è dinamicissimo, mi mostra i documenti e le foto della guerra, gli chiedo di fotografarli in originale, li cerca nelle sue cartelline, mi chiede di leggerne l’etichetta sopra. Non vede bene ma non porta occhiali e molte cose le indica a memoria. Dopo pranzo continuiamo, non è ancora stanco. E’ più disponibile ad ascoltare, altre nostre domande ci risponde nel dettaglio, è attento, forse ha compreso la nostra ansia di entrare dentro quella storia, anche nei suoi risvolti umani. Probabilmente gli costa fatica parlare di eventi tragici che lo coinvolgono ma lo fa, sa che è una parte importante della storia, che non può essere raccontata solo in termini politici. Quando ricevo la traduzione delle sue risposte un brivido tetro mi percorre la mente. Associo quelle parole a quegli occhi affaticati, a quella voce flebile. Sono sorpreso, non avevo compreso quanto a fondo fossimo arrivati. C’è anche il racconto di una fucilazione che è una metafora di quegli uomini, del loro coraggio, della loro spavalderia, dei loro ideali, dei loro sentimenti. Mi sembra che contenga tutto, la vita, la morte, il senso di quella scelta che era insieme voglia di una vita nuova e la disponibilità a morire per essa. Potrebbe sembrare un paradosso, eppure non può esserlo. C’è ancora la rabbia e l’amarezza per aver perduto una guerra, combattuta fino all’ultimo minuto, fino all’ultimo respiro. Solo ora comprendo che è per questo che sono venuto fin qui.

Vous avez tué quelqu’un pendant la guerre?

Hai ucciso qualcuno durante la guerra? è solo una delle tante domande che abbiamo rivolto ai nostri tre uomini, forse tra le più difficili da fare, forse tra le più difficili a cui rispondere. Ci hanno parlato di fatti storici, di battaglie, di compagni morti, di coincidenze, di paura, ognuno a modo suo.

José è irriducibile, ancora arrabbiato per aver perso quella guerra, lui che nel febbraio del 1939, la guerra ormai persa, torna in Spagna perché se c’è ancora un lembo di terra repubblicana c’è ancora speranza. Non riuscirà a riprendere le armi, sarà troppo tardi e si ritroverà nel porto di Alicante, tra migliaia di prigionieri, e assisterà a una scena che ancora turba i suoi sogni.

Vicente è lucido, crede fermamente in quello che ha fatto. Quando parla della guerra non sbatte nemmeno per un attimo gli occhi che mi punta addosso. Sorride invece, quando ricorda gli episodi rocamboleschi che ha vissuto e le strane casualità che danno la morte a chi la teme e lasciano la vita a chi la sfida. Poi si mette improvvisamente la mano in faccia quando racconta delle cataste di morti sull’Ebro.

Antoine è stanco, ricorda a tratti, lampi di memoria che gli illuminano gli occhi all’improvviso. Sembra combattuto tra il desiderio di raccontare e quello di trovare pace, di accettare ciò che è stato: la sconfitta, la ferita che ha segnato per sempre la sua esistenza, la morte della moglie, conosciuta in Spagna, sul fronte, con la XII Brigata Internazionale Garibaldi. Ti ricordi di una battaglia in particolare?, gli abbiamo chiesto. Mah, ha risposto lui, le battaglie erano tutte uguali, noi eravamo Gli Arditi, attaccavamo per primi, poi venivano tutti gli altri.

Quando non eravamo con loro eravamo in macchina, tra Toulouse e un piccolo paese a un’ora di distanza, a parlare di noi e del documentario, a volte a prenderci in giro a vicenda per ridere un po’. Oppure davanti a uno schermo a visionare il materiale, a copiare le foto e i filmati per paura di perderli. Oppure dormivamo esausti sul divano, accanto al gatto Nuk, nella casa della famiglia Bagnara Bernat che ci ha accolto meravigliosamente.

Ieri siamo tornati a Roma, stanchi, così stanchi da non sapere se essere contenti oppure no. Abbiamo ore ed ore di girato da rivedere, da tradurre, da rileggere a mente fresca, alla ricerca di un filo che per ora intuiamo ma ancora non abbiamo pienamente afferrato.

La voce di Radio Spagna Libera

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Ricercare gli ultimi brigatisti in vita non è un lavoro propriamente facile. Esiste anche una pagina apposita su Wikipedia ma le lacune sono notevoli, come ogni cosa che riguarda questa guerra.Tra le persone che ho contattato c’è anche il presidente dell’AICVAS, Italo Poma, figlio del brigatista Anello Poma. Un simpatico bresciano con la passione per la ricostruzione delle storie della Guerra di Spagna. Mentre parlavamo di vecchi partigiani, di pellicole perdute da ritrovare negli archivi RAI, butta lì una mezza frase: e poi ci sarebbero i fratelli Grossi di Napoli, Ada e Aurelio, anche se non so se Aurelio sia ancora vivo. “Scusa, e chi sarebbero?”, gli faccio io. “Fratello e sorella che hanno partecipato alla guerra, insieme al padre Carmine, la madre, Maria Olandese, e l’altro fratello Renato, senti lo storico Giuseppe Aragno per conoscere la loro storia”. “Ma allora non sono tutti morti i combattenti italiani nella Guerra di Spagna”, è la prima cosa che penso tra me e me. Contatto Aragno e vengo a conoscere la storia di una famiglia di socialisti napoletani che dopo l’omicidio Matteotti, per sfuggire alle persecuzioni fasciste emigra in Argentina e allo scoppio della Guerra civile spagnola parte alla volta della Spagna. Qui fondano la radio Spagna libera che trasmette verso tutta l’Europa per sensibilizzare alla causa repubblicana. Ada, allora diciannovenne, è la giovane voce di quella radio a cui si dedicherà fino a che i contrasti tra il PCE e suo padre non la indurranno a lasciarla . Aurelio e Renato combattono come telegrafisti nell’Esercito popolare. Renato resta sconvolto dall’esperienza spagnola e le forzose cure degli ospedali psichiatrici lo destabilizzarono per sempre fino alla sua morte, nei primi anni 2000. Aurelio, invece, è ferito e perde un occhio. Di loro si perdono completamente le tracce fino a quando lo storico Giuseppe Aragno, durante alcune ricerche di archivio, si imbatte nuovamente in loro e scopre che Ada e Aurelio sono ancora vivi e sono tornati a Napoli. Di loro non ci sono interviste edite e, sebbene non siano in buone condizioni di salute, proveremo ad ascoltare la loro storia, raccontata da Aragno alla loro presenza. Sarà il nostro modo per rendere omaggio al coraggio di questa famiglia.

Intervista a Rossana Platone

Martedì sera, in una delle serate più calde e afose che ricordo, abbiamo intervistato Rossana Platone, docente universitaria e studiosa di letteratura russa, nata a Mosca nel 1931. È da anni amica di Pasquale e io la conobbi durante le mie ricerche sulla guerra di Spagna. È la figlia di Felice Platone, dirigente del partito comunista, che ha combattuto in Spagna dal 1937 al 1938 come capo di stato maggiore della XII Brigata Garibaldi, coinvolto quindi nelle battaglie di Brunete, di Huesca e alla ritirata di Caspe all’Ebro (marzo 1938), nota anche come prima battaglia dell’Ebro.

Rossana ci ha raccontato la vita di un uomo che ha attraversato guerre e partecipato di momenti storici sin dalla giovinezza: la prima guerra mondiale, poi gli anni di Torino, dove nasce il sodalizio con Antonio Gramsci e collabora al giornale Ordine Nuovo, la fondazione del PCI al congresso di Livorno del 1921, poi la clandestinità, Zurigo, Parigi e infine l’arrivo a Mosca. E ancora la guerra di Spagna, la resistenza in Francia, passando per un periodo di detenzione, e ancora la resistenza in Italia, raggiunta passando le Alpi a piedi, il lavoro sui Quaderni dal carcere di Gramsci. Ma Rossana ci ha anche fatto intravedere la storia di una famiglia, di una donna che mantiene la famiglia quando il marito è in clandestinità, di due bambini che per anni non vedono il padre. Un padre che pochi anni dopo la fine della guerra, nel 1955, si ammala e muore prematuramente. Un padre piemontese che parlava poco degli anni della guerra, delle scelte politiche, che forse cercava nella famiglia il rifugio da una vita pubblica che gli ha chiesto molto.

Era l’innesco del nostro viaggio, così ci siamo detti. Siamo in cerca di punti di contatto, di intrecci tra le storie, di connessioni. Per uno strano caso tutti e tre i nostri testimoni hanno combattuto in Spagna a fianco degli italiani ma uno in particolare, Antoine Pinol, proprio nella XII Brigata Garibaldi, quando Felice Platone ne era il capo di stato maggiore. Avremo qualcosa da riportare a Rossana al nostro ritorno a Roma?

Una storia fatta di storie

Un progetto così non nasce per caso. Circa sei anni fa decisi di dare corpo a un’idea che fino ad allora avevo coltivato praticamente in solitaria, leggendo libri sull’argomento, prendendo appunti e scrivendo brani di una storia che aspettava di comporsi in un quadro leggibile e condivisibile. L’idea era quella di scrivere un romanzo che tentasse di tracciare un confronto generazionale tra noi e loro. Loro sono i ragazzi che andarono a combattere in Spagna, volontari, decine di migliaia di giovani uomini e giovani donne che lasciarono i loro paesi per difendere la Repubblica, forse per fare la rivoluzione, sicuramente per sconfiggere il fascismo. Noi siamo i ragazzi della mia e della nostra generazione, vissuti nel cuore di una civiltà occidentale intrisa d’individualismo ma anche di speranza, in un’Europa che negli anni novanta apriva le frontiere, tra Erasmus e viaggi di formazione. La chiave di lettura del confronto era quella che in seguito chiamai nozione di futuro, ovvero la capacità, ma anche il coraggio, di sentire e vivere la propria vita come parte di un percorso collettivo e umano più ampio nel quale, la vita stessa, trova la sua ragione.

Gli aspetti politici, le questioni storiche, il tema del confronto generazionale. Nello spazio consolidato della nostra lunga amicizia, con l’aiuto di Pasquale trovai la lucidità e la forza di tracciare – di tentare almeno – quel confronto generazionale, incontrando prima César Covo, brigatista francese di origine bulgara, morto purtroppo nel marzo di quest’anno, e poi Wilebaldo Solano, spagnolo, all’epoca giovane dirigente del P.O.U.M., scomparso ormai due anni fa. Il romanzo l’ho scritto, è maturato, soprattutto grazie agli insegnamenti e al supporto di persone competenti, e ora cerca un editore. Ma questa è un’altra storia, o meglio una delle storie che ci hanno portato sin qua.

Qualche mese fa Pasquale, che già lavorava a un documentario sulla Resistenza, mi chiese se avevo notizie di persone che avevano combattuto nella guerra di Spagna ed erano ancora vive. Si chiedeva se sarebbe ancora stato possibile, quasi ottant’anni dopo il golpe di Francisco Franco, parlare con qualcuno dei protagonisti di quegli anni. Io non avevo più notizie né le avevo cercate – confesso che avevo paura di scoprire che gli uomini che avevo conosciuto e intervistato fossero morti – ma questa idea cominciò da subito a ronzarmi per la testa. Ci dicemmo che se mai ce ne fossero stati di vivi, quegli uomini erano sicuramente gli ultimi. Che significa essere gli ultimi depositari di una memoria che ha gli anni contati? Era ancora il coraggio di quegli uomini ad affascinarci, la capacità di mettere in gioco la propria vita perché era necessario fare la cosa giusta. Ed era la capacità di riconoscere oltre ogni ragionevole dubbio la cosa giusta da fare, e farla, come segno distintivo dell’essere uomini, a sorprenderci. Era ancora quella “nozione di futuro”, ma non solo. Ora ci interessavano gli uomini, non solo i combattenti di ottanta anni fa. Gli uomini che ricordano e sanno di essere gli ultimi testimoni, gli ultimi ad aver visto con i propri occhi fatti e persone ormai consegnate alla storia. Ci interrogammo sul senso della memoria, del tramandare, sul passaggio del testimone che forse era caduto e che nessuno aveva saputo o voluto raccogliere. Che cos’è un’eredità? Noi l’abbiamo rifiutata? O sono stati i nostri genitori, la loro generazione, che ha preferito dimenticare, costruire una memoria ben confezionata che non mettesse più in discussione i risultati raggiunti? Si era spezzato da qualche parte quel filo che lega la storia di tutti con la Storia, quella con la esse maiuscola?

Quasi due mesi e decine di mail e di telefonate dopo, siamo pronti a partire per incontrare Joseph, Vicente e Antoine, 96, 98 e 100 anni. Tre uomini ai quali chiederemo di aiutarci a trovare possibili risposte per le nostre domande. Per permettervi di seguirci nel nostro cammino, che venerdì ci porterà a Toulouse, nei prossimi giorni vi parleremo delle loro storie.

Il progetto: i primi saranno gli ultimi

despedida+de+las+brigadas+Internacionales[5]

Quando abbiamo contattato le associazioni dei reduci delle Brigate Internazionali, italiana, francese e spagnola, ci è stato detto: perché solo ora? E’ troppo tardi, non c’è quasi più nessuno di loro. In tutto il mondo non restano che una manciata di reduci, una decina, quasi centenari. In quel momento abbiamo capito che uno dei motivi per cui volevamo fare questo documentario era proprio perché “era tardi” . La sensazione che stavamo per perdere gli ultimi testimoni di quell’evento era la vera spinta emotiva che ha ci precipitato in questo progetto. Abbiamo scandagliato gli archivi dei reduci e abbiamo scoperto che in Europa ce n’erano ancora tre. Tutti e tre vivono in Francia, vicino Tolosa. Con fatica siamo riusciti a contattarli, ci siamo accertati che fossero nelle condizioni di rilasciarci un’intervista e abbiamo deciso di partire. Si tratta dei fratelli Joseph e Vicente Almudever e di Antoine Piñol. Li intervisteremo tra l’11 e il 13 luglio. Prima di partire ascolteremo la testimonianza di Rossana Platone, figlia di Felice Platone, capo di stato maggiore delle Brigate Internazionali nel 1936. Proveremo a capire i collegamenti tra queste storie che si sono intrecciate in quei mesi di guerra tra il 36 e il 39. E proveremo a raccontare questa storia in modo da restituirne il valore e l’emozione. Dai primi elementi che abbiamo raccolto emerge che furono tra i primi a giungere in Spagna per combattere ed ora sono gli ultimi che possono raccontarla per averla vista. Per noi si preannuncia un’impresa non facile e dall’esito non scontato ma sapevamo che dovevamo tentarla, perché è l’ultima volta che possiamo provarci.

Perché un documentario su di loro?

repubblicani

La Guerra Civile Spagnola è il primo atto del  grande scontro tra le forze progressive generate dal movimento operaio e la reazione fascista nel  XX secolo. All’interno di questo scenario la formazione della Brigate Internazionali è il punto più alto della solidarietà internazionale e la forma più compiuta del diritto di ogni cittadino del mondo di affermare i propri diritti di progresso. Ma oltre questa lettura politica resta uno straordinario momento di confronto umano e personale in cui ogni individuo è posto di fronte al dilemma del rischio della propria vita per l’affermazione di un principio generale. Sebbene siano trascorsi quasi 80 anni dall’inizio di quella guerra, alcuni dei volontari che scelsero di combattere per la democrazia spagnola sono ancora in vita e questo rappresenta una straordinaria opportunità di scorgere negli occhi di questi protagonisti e dalla loro voce le ultime testimonianze che possono rendere al mondo. Incontrarli è un modo per entrare fisicamente nella Storia, con la s maiuscola ma è anche un viaggio personale che pone gli autori di questo documentario di fronte ad esempi di coraggio e determinazione che restano un patrimonio imprevedibile di risorse che giacciono in fondo al cuore dell’essere umano e che possono fungere da guida per le sfide di un presente che ha smarrito quasi ogni distinzione tra male e bene.